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Vecchio 26-February-2008
astracedi astracedi Non in Linea
AI senatus
 
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Aquamarina Visualizza Messaggio
Non è che mi posso mettere qui a spiegare perchè anche la croce cristiana ha quel significato universale di cui sopra.....o da dove e da cosa derivi il cristianesimo.......ad alcuni basta sapere che la croce è il supplizio romano,ad altri no, alcuni restano sul "realistico" altri vanno sul "simbolico", non vedo perchè denigrare i secondi
Guarda, Milena, che non ho voluto denigrare proprio nessuno.
Dico solo che mi lascia molto dubbioso questa tendenza a vedere significati universali in "segni" che non siano veramente elementari e con connotazioni piuttosto generiche. Finché si parla di "associazioni mentali" con alcuni colori (es. Rosso=violenza, forza; giallo= attività, senso di positività) già anticipati tra gli archetipi junghiani, posso non aver nulla da eccepire, così come in semiotica (o grafologia) si distinguono subito segni morbidi da quelli duri, a cui si possono associare connotazioni legate al dualismo maschile/femminile, o cose del genere.
Però lo stesso Umberto Eco, vetta della semiotica italiana, sottolinea come nell'analisi semantica di un segno, e del suo significato simbolico, non si possa esulare dal contesto culturale in cui il simbolo è usato, se non a rischio di facili errori; Eco sottolinea chiaramente come moltissimi simboli siano polisemantici ed abbiano genesi diverse.

Tanto per rimanere sul tema "bovino", riallacciandomi però all'ambito della cristianità venuto fuori parlando di croci, vorrei portare l'esempio dell'Evangelista Luca, ritratto con l'effige di un bue a simboleggiare la mansuetudine. Ebbene, è anche possibile che le rappresentazioni e le corna di Chatal Huyuk possano in qualche modo simboleggiare la "mansuetudine", permettetemi, però, di esprimere tutta la mia perplessità di fronte ad una ipotesi del genere.

Tanto per sottolineare ulteriormente la complessità polisemantica e poligenetica dei simboli, suggerirei uno studio interessantissimo di Marius Schneider (vecchio di una sessantina d'anni e molto noto) il cui titolo dovrebbe essere "pietre che cantano". Lessi il libro una marea di anni fa, per cui perdonatemi se non riesco ad essere preciso, ma proverò a riassumere in poche parole la ricerca condotta da questo celebre musicologo.
I chiosti di tutti i monasteri romanici sono contornati da colonnine di varia foggia, nei cui capitelli sono scolpiti diverse figure. Scheider concentrò l'attenzione su tre monasteri spagnoli, dedicati a tre diversi santi. Nei capitelli del chiostro di uno di questi monasteri ci sono diverse figure, alcuni con significato simbolico più o meno noto, secondo la simbologia religiosa dell'epoca (es., appunto, il bue, o l'agnello od il serpente) altri più oscure (capre, grifoni, foglie di quercia). In ogni caso, la maggior parte di questi simboli erano leggibili e Schneider si avvide che erano a volte legati al santo dello specifico monastero. Si avvide, però, anche che, in base a non mi ricordo quali conoscenze, questi simboli erano anticamente associati a note musicali. In base a ragionamenti di questo tipo (ripeto, i particolari non me li ricordo) Schneider associò ad ogni capitello una nota e ne venne fuori che l'intero chiostro "suonava" il preciso canto gregoriano dedicato al Santo di quello specifico monastero. La stessa cosa verificò in altri due monasteri della regione.

Da questo si evince come uno stesso segno – facciamo il bue – abbia tre diversi significati simbolici: San Luca, mansuatudine, e una certa nota musicale di una certa ottava. Se ci spostiamo anche al di fuori dell'ambito religioso e magari anche in fasi temporali distanti i possibili significati simbolici attribuiti allo stesso segno devono moltiplicarsi enormemente.

Notare che l'analisi condotta da Schneider era assai complessa e molto rigorosa e mi dispiace ricordarne solo i miseri tratti salienti, ma vorrei sottolineare che il dato è interessante perché è un metodo di analisi predittivo e verificabile: andando in un nuovo monastero dello stesso periodo, ma dedicato ad altro santo, se l'analisi di Schneider era giusta ci si doveva aspettare che le "pietre cantassero" un inno gregoriano dedicato a quello specifico santo, cosa appunto verificata dallo stesso Schneider, e da altri dopo di lui in monasteri di altre parti d'Europa.
Quando si ha la volontà e la possibilità di un'analisi rigorosa (penso appunto all'esempio di Leroi-Gourham) bene, però, mancando qualsiasi conoscenza sull'ambito culturale che non sia metanalitico (ossia interno allo stesso campione da analizzare) è evidente che le difficoltà interpretative aumentano di molto. Dopotutto Schneider aveva a disposizione un bagaglio realtivo alla cultura medievale ancora in parte accessibile, non del tutto morto, oltre alla possibilità di verificare la propria tesi. Leroi-Gourham non ha queste possibilità, per cui accetto le sue analisi, ma non certo come oro colato.
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Marco Astracedi
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