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Vecchio 26-February-2008
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AI gens
 
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Ti ringrazio Stefano per l'ottimo spunto, che mi permette alcune riflessioni.
Negli studi sul simbolismo, per quanto -diciamo così- evanescenti, vi sono alcune costanti. Una è quella tendenza descritta nel passo da te citato, cioè di considerare simbolico e pregno di significato il fatto stesso di produrre simboli, e di ritualizzare fortemente i gesti e gli atti necessari a fare ciò, generalizzazione piuttosto accettata negli ambiti di sudio sul simbolismo preistorico( si veda ad esempio F. Martini, Illazioni sull'arte, in RivScPreist XLIX)

Concordo sulla cautela soprattutto rispetto all'uso "selvaggio" del confronto etnografico, e personalmente trovo più interessante lo studio dell' individuazione, della trasmisssione e della trasformazione di simboli o tradizioni simboliche date.
La difficoltà maggiore con i simboli è che essi, a differenza dei segni grafici usati ad esempio nelle nostre scritture( ma anche nelle "segnaletiche" più comuni oggi in uso ,come quelle stradali) hanno carattere di plurivocità ed esprimono spesso concetti che è pressocchè impossibile descrivere o comprendere completamente tramite il ragionamento.
Questo però non è un buon motivo per tralasciarne lo studio , e tanto più una definizione sarà puntuale tantopiù avrà possibilità di essere parziale,e/o applicabile solo a un contesto dato.

La plurivocità del simbolo si esprime in una molteplicità semantica che rispecchia la realtà multiforme e dinamica, l'indefinitezza del pensiero e l'illimitata possibilità di concatenazione di idee.
Ponendosi i simboli come una delle maggiori espressioni della capacità d'astrazione che pertiene all'uomo, riconosciuta da alcunmi autori( Si veda ad esempio F. Facchini, Il simbolismo nell'uomo preistorico, aspetti ermeneutici e manifestazioni, RivScPreist, XLIX) già ai primi ominidi( del tipo Homo Habilis) , esso si configura come un interfaccia tra l'uomo stesso e la realtà da lui percepita e vissuta, mezzi di conoscenza ma anche risultati e descrizioni sintetizzate delle più profonde concezioni dell'uomo intorno a sè stesso, ciò che lo circonda e i reciproci rapporti ( da questo punto di vista possiamo riallacciarci al significato etimologico della parola simbolo- che continie un' idea di bipartizione tra le due metà di un oggetto che permettono a due diverse persone di riconoscersi- considerando l'uomo e la realtà le due parti di cui il simbolo intero è espressione) .

Per questi motivi ritengo che abbia senso maggiore uno studio storico del simbolo.
Dire che la roce è una rappresentazione di una nuova concezione dell'uomo nello spazio può sembrare forse riduttivo, non tanto però se si considerano sia i contesti del primo apparire di un tale simbolo, sia la sua storia all'interno di differenti culture. A partire da ciò si può tirare dal tessuto quel filo conduttore che è un significato per forza di cose generale, che non impedisce però allo stesso filo di partecipare alla composizione di svariati e differenti tessuti .
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Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro.
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