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Vecchio 29-February-2008
Freddy Freddy Non in Linea
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Credo che si sia perso di vista il nocciolo della faccenda, per interderci, quello che ha spinto la Carlucci a esprimersi in termini certamente censurabili.
Premetto che non riesco a riconoscere alla Carlucci ( che, comunque, non è una soubrette ) l'autorità ad intervenire in un campo che certamente non è e non sarà mai il suo.
C'è anche da osservare che, a suo dire, per il suo intervento si è basata su pubblicazioni certamente autorevoli ma che, personalmente, non saprei giudicare.
Non sono stato, infatti, in grado di esaminarne il contenuto e forse anche se lo avessi fatto non avrei avuto la conoscenza sufficiente per valutare quanto esposto, tuttavia queste pubblicazioni esistono ed esprimono opinioni certamente discordanti sulla valenza del lavoro del Prof.Maiani.
Quali possano essere state le motivazioni di queste prese di posizione, di cui, malamente, la Carlucci si è fatta paladina, non lo sappiamo, come non sappiamo, o almeno io non so, quale sia il livello di preparazione scientifica di chi ha confutato la validità del lavoro di Maiani.
Il vero problema, o almeno così credo, non sta in questo.
Probabilmente nessuno o forse molto pochi tra i frequentatori del forum ha la preparazione scientifica, e voglio sottolineare, scientifica del Prof.Maiani ma quello che si è voluto forse mettere in discussione è il problema del se questa preparazione scientifica sia accompagnata anche da una cultura di pari livello. Uno dei più grandi errori che la società odierna ha commesso è stato quello di accomunare scienza e cultura in un tutt'uno quasi che fossero necessariamente l'una il complemento dell'altra.
Cultura è saper gestire le proprie conoscenze nel migliore modo possibile indipendentemente dalla qualità e quantità delle conoscenze stesse. Potremmo trovare, che ne so, un bracciante agricolo molto colto se è riuscito a gestire le sue poche conoscenze con umiltà, con un atteggiamento di continua applicazione al conoscere in modo critico cose nuove e soprattutto con la precisa coscienza del suo limite.
Nello stesso modo potremmo trovare una persona che, nel proprio campo di studio, è padrone di tutto lo scibile a disposizione in quel momento, ma che considera questo suo mondo come l'unico valido ed indiscutibile mentre tutto quello che non è in sintonia con esso è inutile, retrogrado o comunque da rifiutare o da non prendere in considerazione.
Ora io non conosco il luminare che è stato oggetto degli attacchi della Carlucci, ma la sua condizione di firmatario del noto documento, mi lascia un pochino perplesso e dubitoso, non della sua preparazione scientifica ma della sua saggezza.
L'arrogarsi il diritto di valutare, sulla sola base della propria fama di scienziato, l'opportunità o meno di accogliere il rappresentante di un tipo di conoscenza, certamente diverso dal suo, ma forse altrettanto valido, è un atteggiamento sicuramente arrogante e privo di quell'umiltà di cui un vero scienziato non può essere privo.
Non condividere le idee dell'altro non significa necessariamente doverle rifiutare a priori, ridicolizzarle o peggio trattarle come elementi dannosi.
Uno Scienziato con la S maiuscola sa benissimo di essere un perfetto ignorante ma la sua è un'ignoranza conscia di se ed è quindi una spinta per il raggiungimento di nuovi traguardi e se un giorno si dovrà, giocoforza, confrontare con realtà diverse da quelle in cui ha creduto fermamente in tutta la sua vita, ne accetterà l'esistenza anche a costo di dover rinunciare a tutte le proprie convinzioni.
Il nostro è un mondo popolato da migliaia di "esperti" in qualcosa, convinti che la propria missione sia quella di aprire gli occhi ad una marea di poveri Cristi ignoranti e buzzurri che continuano a barcollare nel buio della propria ignoranza, e questo impegno li prende talmente che non hanno nemmeno il tempo di fermarsi un momento a riflettere ed a chiedersi quanto, in fin dei conti, possa aver valore quello che credono di sapere.
Sono come computer, carichi di dati, capaci di elaborarli in miliardi di modi diversi ma sempre nell'ambito ristretto del proprio sistema operativo.
Come milioni di altri italiani, sono rimasto allibito e umiliato quando sono venuto a conoscenza del caso della Sapienza.
Conoscevo già in parte il notevole degrado culturale della nostra nazione ma mi illudevo ancora che i livelli più alti del personale docente ne fossero fuori. Sbagliavo e credo purtroppo che il punto di non ritorno sia stato oltrepassato già da un pezzo.
La Carlucci ha certamente sbagliato metodo e obbiettivo ma non ha fatto altro che esprimere, purtroppo in malo modo, il profondo senso di disagio che quei fatti hanno suscitato in molta parte della popolazione.
Freddy
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