Scusate se mi intrometto in una discussione a carattere "professionale" pur non essendo archeologo.
Trovo che la situazione di precariato lavorativo sia sempre più diffusa in moltre professioni: ad esclusione di avvocati, commercialisti e chiunque altro operi dove "girano i soldi" per motivi obbligati (ad es., vi rendete conto di tutti i soldi che un privato deve spendere per stare dietro ai mille cavilli legislativi e fiscali legati a qualsiasi professione?) moltissime altre figure erogatrici di servizi non se la passano bene.
Più i servizi non sono legati ad attività produttive essenziali – o alla circolazione monetaria – più si finisce con l'annaspare nell'acqua (per non dire di peggio). Il fatto è che in periodi di crisi economica (cronica) i primi a soffrirne sono, naturalmente, i settori non legati nell'immediato alla sopravvivenza del sistema. Cosa c'è di più sacrificabile dell'archeologia o della cultura in generale?
Io di lavoro faccio il grafico e l'illustratore e, nonostante un'esperienza di oltre 15 anni, vi assicuro che faccio fatica a lavorare con i margini di guadagno di un tempo. Stessa cosa mi dicono un po' tutti i miei amici e colleghi, dando ragionevolmente la colpa un po' alla concorrenza di innumerevoli "professionisti" del settore, a dir poco improvvisati o comunque con una preparazione professionale e culturale assai scarsa, un po' per l'oggettivamente difficile situazione economica generale.
Frequento anche il mondo dei geologi (sia a livello universitario che di professione privata) e vi posso assicurare che non stanno messi meglio di voi archeologi o futuri tali. Se poi uno rimane affascinato dalla paleontologia può tranquillamente aspettarsi di non trovare lavoro MAI, a meno di non riuscire ad imbucarsi all'estero.
Certo, riuscire a creare un albo professionale, potrebbe forse migliorare un poco le cose, anche se ho qualche dubbio. I geologi hanno già delle associazioni di categoria che dovrebbero difendere i loro diritti economici, ma con risultati nulli. D'altra parte immaginatevi a chi gliene fregherebbe qualcosa di una sciopero generale degli archeologi di tutta Italia? Non avrebbe un milllesimo del peso sindacale-economico dell'ennesimo sciopero degli uomini-radar.
Insomma la situazione è nera e tocca pensare alla sopravvivenza inventandosi singolarmente delle scappatoie. Da una parte significa pararsi il fondoschiena partendo già con l'idea che forse si potrebbe essere costretti a cercare un altro lavoro, possibilmente non troppo distante dalla preparazione conseguita (come nel caso, a mio parere lodevolissimo, di Anna), dall'altra, per non buttare anni di preparazione alle ortiche, si potrebbe provare ad aguzzare l'ingegno ed inventarsi, letteralmente, delle attività che, pur non facendo propriamente gli archeologi, ne sfruttino la preparazione fatta.
Mi permetto di farvi alcuni esempi/proposte a caso, da quelli più utopici a quelli più fattibili:
- Valerio Massimo Manfredi si è riciclato (con successo) mettendosi a fare lo scrittore di romanzi storici, prima ancora che il conduttore TV;
- in Inghilterra (ma non solo) stanno sempre più prendendo piede cooperative che mettono su parchi archeologici (archeologia sperimentale-reenacting), anche con qualche successo economico;
- molti Parchi Naturali italiani non sono valorizzati dal punto di vista archologico: provate a proporre dei progetti mirati...;
- se conoscete degli insegnanti provate a scrivere dei libri di testo per le scuole (elementari, medie e superiori): con la nuova riforma, c'è un gran bisogno di riscrivere molti testi di storia (qui, almeno, c'è un mercato sicuro);
- riciclatevi come giornalisti scientifici-culturali;
Di idee se ne possono trovare molte, specie se organizzati in gruppi, magari con esperienze professionali eterogenee.
Vi scrivo tutto ciò perchè, ritrovandomi anch'io, come molti miei colleghi in situazioni economiche un po' barcollanti, mi sono dato da fare e, seguendo anche le mie inclinazioni personali, mi sono "buttato" nella divulgazione scientifica. Con alcuni geologi e paleontologi dell'Univ. di Urbino abbiamo messo su un gruppo di lavoro (Gruppo NOSE) e abbiamo cominciato a proporre progetti di vario tipo ai vari parchi naturali delle Marche, con un certo successo. Non che mi sia arricchito, ma tutto fa brodo, specie se si lavora facendo quello che ci piace.
Recentissimamente, sto provando, dopo alcune piccole esperienze, di lavorare nell'editoria non solo come illustratore ma anche come autore... Non so come andrà, ma incrocio le dita e mi do da fare.
ciao a tutti
Marco
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