Ciao a tutti, mi inserisco in questa discussione senza esserne personalmente toccato. Sono infatti "strutturato" come tecnico archeologo in una pubblica amministrazione, ma ho a che fare con giovani studiosi.
Non entro nel merito delle iniziative legali da prendere per bloccare o modificare il bando. Vorrei solamente esporre un mio punto di vista, sperando che possa servire alla discussione.
Il bando così difettoso ha costituito un'occasione per affrontare temi che normalmente sarebbero distinti.
1. "Albo degli archeologi". Ha ragione Dizzi quando dice che è un'altra occasione mancata per dare dignità ad un lavoro che al suo livello di base è sottopagato, precario e poco riconosciuto. Dubito fortemente che fosse questo l'intento del presente bando, mi sembra più probabile una pre-sanatoria. Le resistenze alla formazione di un albo degli Archeologi sono fortissime, casomai questa potrebbe essere l'occasione per riaprire la discussione a livello nazionale.
2. Il bando cerca comunque di delineare il profilo di un "archeologo" da chiamare per seguire lavori delle Soprintendenze ecc. Il modo in cui questo profilo è tracciato scontenta molti. Distinguerei due piani, i titoli di studio e professionali e l'esperienza.
2.a. Titoli di studio. Le competenze per seguire e documentare uno scavo archeologico di base, un piccolo saggio non particolarmente complesso ed esteso, dovrebbero essere date per scontate in chi abbia conseguito una laurea specialistica in Lettere o Beni Culturali, purché abbia sostenuto esami (corredati da esercitazioni pratiche ed esperienze sul campo) in tecnica di scavo ecc.
Un anno di specializzazione, a mio parere, non garantisce di per sé una competenza tecnica superiore. Certamente chiedere il superamento del primo anno di una scuola di specializzazione riduce di molto la possibile lista: ma sono tutti d'accordo su questo? Personalmente conosco archeologi che non hanno un tale titolo ma ai quali affiderei tranquillamente un saggio di scavo.
2.b. Esperienze. Queste andrebbero censite ma non dovrebbero di per sé costituire una soglia per l'accesso all'elenco. A mio parere dovrebbero piuttosto servire all'Amministrazione per individuare le persone più adatte per un determinato incarico.
Sono infatti dell'idea che debba essere lasciata all'Amministrazione la facoltà di scegliere i collaboratori sulla base di motivate esigenze scientifiche e tecniche; nel caso, ad esempio, della ripresa di uno scavo precedente è opportuno permettere al Direttore degli scavi di richiamare o meno chi aveva già lavorato sul posto. Ancora, nello scavo di una necropoli è sensato affidare un incarico a chi ha documentate e positive esperienze di questo tipo.
Questa scelta precluderebbe la carriera dei più giovani ed "inesperti"? Io penso di no: in molti cantieri infatti sono necessarie competenze di vario livello, per cui all'archeologo "esperto" si affiancherebbero uno o più collaboratori giovani che magari curano la documentazione ecc., ma che intanto si fanno una esperienza da sfruttare nelle occasioni successive.
Non credo invece ad una lista cui l'Amministrazione acceda mediante procedure automatiche, tipo ufficio di collocamento: si corre a mio parere il rischio di vanificare le competenze; inoltre, può toccarti uno scavo di due settimane dopo di che cosa faresti, torni in fondo alla lista? Una procedura simile potrebbe andare bene, credo, per professionisti come architetti ed ingegneri che hanno comunque una loro vita lavorativa indipendente dagli incarichi dell'Amministrazione: ma gli archeologi? È solo con l'Amministrazione che possono lavorare!
Scusate per la prolissità, ma la questione è certamente complessa e, al di là delle iniziative legali in risposta al bando presente, merita una chiara riflessione.
Ciao a tutti, AC 59
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