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Vecchio 07-March-2008
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Benvenuto AC59.

Anche tu mi sembra che veda la questione da un "vecchio" punto di vista che ha dominato per anni e per anni ha fatto danni: quello degli incarichi esterni come chiamate nominative (magari anche con qualifica, merito, titoli, esperienze etc. etc. etc.) di singole persone.
In altre parole un modo per fare precari e soprattutto un modo per personalizzare il modo di fare Archeologia in Italia: continuare a lavorare sulla base della pura e semplice buona volontà del singolo, dell'arrangiarsi, del "fare come si è sempre fatto" o quanto meno del tentare costantemente di imitare l'esperienza meno peggio che si è avuta.

L'occasione persa secondo me NON è stata quella di andare verso un Albo (che a mio avviso avrebbe semplicemente provocato il medesimo tipo di risultato, magari con una spartizione più estesa della torta, ma di fatto senza costruire nulla di buono); l'occasione persa è stata quella di rigettare il modello dell'Archeologo come pseudo-professionista e di affermare l'esigenza di Organizzazioni Archeologiche private operanti sotto controllo delle Soprintendenze (staff, team, equipe, unità, ditte, cooperative ... chiamale come vuoi). Ambiti privati entro i quali è possibile -come ogni tanto comincia a succedere- che si sviluppino capacità gestionali ed organizzative, anche mediante sviluppo di procedure operatrive, di gestioni di aspetti strumentali, cantieristici e sindacali oltre che puramente scientifici).

Se in me il comportamento della Amministrazione di quella regione provoca rabbia, la risposta che è stata data dai giovani colleghi genera sconforto.

La risposta "giusta" per me è solo "mai più incarichi personali ed Archeologi precari: o assumete Archeologi (a termine magari, ma con un contratto in regola) oppure affidate lavori in appalto". In appalto, non in affidamento diretto a singole persone.
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