Sinceramente, sono molto soddisfatto di avere attirato la vostra attenzione sull' argomento; ve ne sono grato.
Cercherò di articolare la mia replica procedendo con ordine.
Karl, il dubbio etico di cui parli, e che comunque mi sembra di capire non riguardi te, francamente mi sfugge. Parli di persone preoccupate “a priori†dagli studi di questo tipo, magari per motivi religiosi? O piuttosto temi che certe conoscenze si prestino a strumentalizzazioni ideologiche?
Nel primo caso non me la sentirei di esprimere un giudizio, pur permettendomi di rilevare che lo studio del DNA non sempre è sinonimo di manipolazioni genetiche e clonazione; nella seconda ipotesi ti posso assicurare che il rischio non sussiste né da parte mia né da parte della gente con cui ho avuto il piacere di discutere in questi mesi, mossa più che altro da un genuino desiderio di rintracciare le proprie radici. Penso che sia edificante che delle persone con un background così diverso possano confrontarsi tra loro in un dibattito estremamente stimolante: perché il rispetto dovrebbe esistere solo nell'uniformità? Chiaramente non tutti agiscono in buona fede e ci sarà sempre una sparuta minoranza, credimi, che parla ed agisce senza cognizione di causa.
Infine, riconoscerai l'immenso aiuto che questo campo può dare all' archeologia e alla storia in generale dal momento che rintraccia i movimenti e le migrazioni dei popoli nel tempo e nello spazio.
Camus, per risponderti partirò un po' da lontano.
Saprai che il cromosoma Y è quello che determina il sesso negli esseri umani: mentre le donne hanno due cromosomi X, gli uomini hanno la coppia “spaiata†Y e X.
Y è trasmesso esclusivamente in linea maschile (viene dal padre del padre di nostro padre e così via…) e attraverso i secoli e i millenni subisce delle mutazioni casuali in corrispondenza di eventi casuali. Queste mutazioni hanno “dato vita†a molti utili marcatori genetici, i quali hanno una determinata distribuzione geografica negli uomini (maschi) di tutto il mondo.
Brevemente, nel mio caso, dopo i dovuti test, ho scoperto di possedere il marcatore M343 (che definisce genericamente il gruppo R1b in Europa, Asia ed Africa), M269 (che definisce gli R1b1c, un sottogruppo di R1b prettamente centro/ovest-europeo) e S21 (circa 1/3 degli R1b1c dovrebbe avere questo marcatore e al momento sono controverse la sua età ed origine geografica). Insomma è un po' come un gioco di scatole cinesi. Per darti un'idea della presenza di R1b in Italia, la media nazionale è intorno al 40 % (circa 60% al centro-nord, 20-30% al sud con una presenza particolarmente importante in Sicilia); la sfida sta ora nel capire quali di questi R1b sono presenti nella penisola dai tempi dell'ultima glaciazione e quali sono giunti in epoca storica con i popoli e gli eserciti stranieri.
E' importante sottolineare che si tratta di una scienza “in fieri†e nei prossimi mesi, mentre verrà fatta luce su determinati gruppi e sottogruppi conosciuti, se ne scopriranno certamente di nuovi.
Per una prima e superficiale occhiata ad “haplogroupsâ€, “markersâ€, etc.:
https://www3.nationalgeographic.com/.../overview.html
https://www3.nationalgeographic.com/...hic/atlas.html
http://www.ethnoancestry.com/info.html
Dceg, sono felice che tu non abbia pregiudizi al riguardo anche se devo avvertirti che i gruppi sanguigni sono un altro discorso.
Quella di Gengis Kahn non è una semplice leggenda (
http://news.nationalgeographic.com/n...4_genghis.html). La sua “versione europea†è un re irlandese vissuto nel V° secolo: il suo nome era Niall e durante una delle sue scorribande fece prigioniero quello che in seguito divenne San Patrizio, patrono d' Irlanda. Si calcola che oggi i suoi discendenti ammontino ad un numero intorno ai 3.000.000 (
http://news.nationalgeographic.com/n...irish_men.html)!
Del resto, tieni presente, in primo luogo, che in passato un uomo molto potente aveva “accesso†a molte donne e la sua numerosa prole aveva più probabilità di sopravvivere a guerre e carestie rispetto a quella di un contadino qualunque; in secondo luogo, degli studi ritengono che nel 1225 la popolazione mondiale ammontasse a 400.000.000. La crescita esponenziale ha fatto sì che oggi, nel mondo, siamo circa 6.000.000.000: è ovvio che migliaia, in certi casi milioni, di persone abbiano un antenato comune.
Pur essendo le mie conoscenze relativamente limitate ci sono tante altre cose che potrei dirvi, ma non voglio rendere il tutto troppo tecnico e noioso. Perciò rinnovo il mio invito, per chi ne vuole sapere di più, a contattarmi al mio indirizzo e-mail o a dare un'occhiata in giro per il web.
Nel caso non siate direttamente interessati, vi prego di far sapere a coloro che potrebbero esserlo; se invece doveste decidere di sottoporvi ai test in prima persona, avrei davvero piacere a ricevere i vostri “aggiornamenti†per un confronto.
Un' ultima cosa: tra i link che ho indicato alcuni rimandano al sito del National Geographic, che, seppure ottimo nell'introdurre all' argomento, mi sento di sconsigliare in quanto svolge dei test abbastanza superficiali su una serie di soli dodici valori che possono rivelarsi non sufficienti ad inserirvi in un gruppo, men che meno ad assegnarvi ad uno dei sottogruppi per i quali è necessario rivolgersi ad altri.
Vorrei essere riuscito a trasmettervi anche solo una minima parte della curiosità che suscita in me questa nuova scienza.
In attesa di eventuali repliche vi saluto cordialmente.
Francesco