Sì mi riferivo un po' a quello a cui hai accennato tu Hold, tipo i dubbi e i rischi che certe applicazioni della ricerca pongono, come la clonazione o l'eugenetica. Dubbi "etici", se vogliamo dire così (anche se poi non sono esenti da interessi economici, extrascientifici, e quant'altro), che non riguardano solo i credenti, i movimenti più integralisti dei quali comunque, pongono limitazioni in tutta un'altra serie di questioni. Ma non addentriamoci in questo aspetto del discorso, tanto anche la storia dell'archeologia è piena di supposte limitazioni e barriere poste da integralismi religiosi. I dubbi sono tali che addirittura a volte si è parlato non solo di intervenire sul possibile uso dei risultati delle ricerche, ma sulla legittimità della ricerca stessa, o almeno di alcune.
Questo comunque come discorso generale, nello specifico che ci interessa, non ci vedo nulla di male, e come ho già scritto anzi... Trovo assai utili queste nuove frontiere rispetto all'archeologia e alla storia, sia dal punto di vista "pratico", "operativo", mettendo a disposizione nuovi dati su cui lavorare, nuove "fonti"; sia dal punto di vista metodologico e teorico, rilanciando - con le dovute correzioni e tenendo conto della lezione del passato, e quindi evitando determinismi vari, meccanicismi, riduzionismi ecc. - una lettura evoluzionista della storia. Mettendo cioè di nuovo al centro l'importanza di una "grande narrazione", quale è o può essere appunto quella evoluzionista, depurata dalle ingenuità, imprecisioni, semplificazioni, volgarizzazioni ed errori del passato. Riportando di nuovo l'attenzione al generale, magari anche all'individuazione non di leggi - imparando appunto dagli errori passati, e tenendo conto degli sviluppi avvenuti nel frattempo - ma di possibili e più o meno probabili "regolarità". E questo, sempre imparando dal passato e grazie agli sviluppi avvenuti, senza rinunciare all'attenzione al particolare, allo specifico, e anzi essendo consapevoli che non esiste il generale senza il particolare, e che l'uno illumina l'altro.
Tra l'altro questo discorso si collega un po' a quelli che più volte abbiamo fatto sulla necessità - e spesso la mancanza! - di una buona divulgazione. Scrivo questo con in mente uno dei grandi successi editoriali degli ultimi anni, scritto adottando una prospettiva niente affatto estranea a quanto sopra e all'argomento di questa discussione. Mi riferisco al libro di Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie.
Poi certo, rischi di strumentalizzazioni ideologiche ci sono anche in quel che qui ci interessa, per esempio nazionalismi ed etnicismi vari potrebbero essere ben interessati a questi discorsi e a distorcerli e piegarli ai loro fini e obiettivi. Ma rischi di questo e di altro tipo sono presenti un po' dappertutto, e sono comunque minori dei benefici, perchè appunto, e per esempio, l'uso suddetto è possibile farlo solo distorcendo, poichè a ben guardare studi di questo tipo vanno semmai proprio in direzione opposta, e cioè contro razzismi, etnicismi, chiusure identitarie, ecc. E questo è un buon motivo in più per apprezzarne i risultati.
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