Quote:
Stefano
Il problema è che i corsi di laurea in egittologia si tengono in 4-5 città d'Italia e ciò significa inevitabilmente (a meno di avere la fortuna di abitare in una di queste città) spostarsi. Di conseguenza Italia per Italia tantovale scegliere una buona meta.
|
Forse non sono molto informata sul nuovo ordinameto dell'università, ma il corso di laurea in egittologia credo faccia parte della specialistica, mentre la triennale può essere terminata in una città che abbia corsi in archeologia, in tutela e recupero del patrimonio storico artistico, ecc., ma posso anche sbagliarmi. Intendevo solo dire che non è il caso di affollare i corridoi dell'università di Pisa, quando al quarto e quinto anno non restano che il 30 o 40 per cento degli studenti.
Il problema Italia o non Italia in realtà non esiste nel caso dell'Egittolgia, perché è fin troppo ovvio che il lavoro sul campo dovrà avvenire in Egitto.
Poi ci sono alcune possibilità di lavoro correlate, come collaborazione con musei, pubblicazioni, ma effettivamente sono attività marginali, con le quali è difficile guadagnarsi da vivere.
Tutto dipende da ciò che si vuole fare e da ciò che si può fare, ma sia la prima che la seconda cosa a sedici anni sono vaghe e passibili di cambiamenti.
Comunque, se l'egittologia sarà la passione di una vita e i mezzi di sostentamento alternativi lo permetteranno, anche studiando i primi tre anni a Palermo e gli ultimi due a Napoli, tanto per fare un esempio, i novelli Carter non credo saranno penalizzati.