Il cadore è situato proprio al confine con l'austria; nella valle austriaca confinante, la Gailtal, è stato scoperto un santuario gallo-romano a Gurina (comune di Dellach) con statuette di stile venetico. Nella zona i sottostante a un passo tra Carnia e Austria (pochi chilometri dal Cadore) sono state trovate iscrizioni in venetico che il prof. Pellegrini prima e oggi il suo allievo prof. Prosdocimi ritengono con influenze germaniche: “
Due casi almeno sembrano significativi (cfr. Prosdocimi, Veneti Antichi,pp. 323-324): a (Gurina Gt 1 e 2) la destinazione delle dediche è a (grafico) .a.. | .su e alterna anche nella stessa iscrizione tra singolare e plurale; secondo la lettura della sequenza come aisu-, era stata proposta una interpretazione attraverso il confronto con le forme italiche dalla base ais- ‘sacro’: tuttavia il nome per ‘dio’ è attestato in venetico come deivo-, e inoltre mal si spiega la contemporanea presenza di singolare/
plurale; il recupero di una lettura (poi esclusa) ahsu- porta invece al più soddisfacente
confronto con gli Asi, divinità germaniche, che nella tradizione si alternano appunto
come singolare/plurale. Sempre a Gurina, nell’onomastica è passibile di ‘germanicità’
il nome Atto (Gurina, Gt 2), da confrontare con il tipo Attila (> Etzel); anche
il nome Harto (Würmlach Gt 14) è confrontabile con forme germaniche (cfr. Ha-ri-gasti nell’elmo di Negau B) e comunque pare escluso per il venetico che ha perduto h- iniziale non più tardi del IV a.Cr.” Va anche considerato l'elmo di Negau che riportava un'iscrizione che è tuttora fonte di aspre discussioni, ma che nel contesto nuovo aperto dalle scoperte di Auronzo sarebbe più facilmente inquadrabile. Fra l'altro in molti luoghi della Carnia e in vari siti lungo il Piave a partire da Auronzo (Lagole, Castellavazzo, monte Altare di Vittorio Veneto, Villa di Villa di Cordignano, Oderzo, Altino, Concordia) sono state trovate monete del Norico databili tra il II A.C. e il I D.C., a testimonianza dei rapporti commerciali con l'Austria. Il prof. Wassermann dell' Historiche Verein di Dellach ci diceva secondo gli studiosi austriaci che c'era una via commerciale con la Germania . Per quanto riguarda le rune si dice che derivano chiaramente dall'alfabeto latino e venetico; perchè cambiano significato nella scrittura runica? Secondo il prof. Prosdocimi i Germani utilizzano le lettere dell'alfabeto nemico perchè ne hanno bisogno ma lo trasformano per testimoniare la loro “alterità” rispetto all'avversario. Questo fenomeno sarebbe avvenuto anche con i Celtiberi in Spagna. Spero di non aver troppo travisato il pensiero del prof. Prosdocimi; eventualmente ho il testo in pdf.