Visualizza messaggio singolo
  #31 (permalink)  
Vecchio 19-March-2008
L'avatar di  Stefano
Stefano Stefano Non in Linea
AI gens
 
Data Registrazione: Dec 2006
Luogo: Napoli
Messaggi: 273
Predefinito

Mi si è contestato il richiamo al contesto storico-culturale egizio, pur se forse troppo lunghe a questo punto mi soffermerei sulle considerazioni che trovo si sarebbero dovute fare prima di proporre una simile teoria.

La teoria della malattia genetica si basa sul presupposto che le opere di Akhenaton fossero impregnate di realismo. Ammesso che sia così non è una cosa da poco sostenere che con il periodo amarniano si “inventi” il realismo. Si tratta questo di uno di quei concetti, come quello di storia, che sono stati acquisiti solo con il tempo e la fatica.

Ora, sostenere che l’arte pre-amarniana fosse realistica è impossibile e ci è ben chiaro come le raffigurazioni di sovrani siamo evidentemente riconducibili ad uno standard iconografico (per dirla in breve: figuriamoci se non c’era qualche faraone con il naso storto o la scoliosi).
Sindrome o non sindrome si deve presuppore che proprio Akhenaton abbia deciso di rompere con la tradizione e farsi raffigurare secondo le proprie peculiarità estetiche (e fin qui mi posso trovare d’accordo).
La spiegazione sarebbe che si è visto nei suoi handicap un qualcosa di accostabile al divino.
- Prima di tutto si tratta di una supposizione che se fosse vera sarebbe ben attestata e descritta anche nei testi di epoca amarniana che invece ne tacciono.

- Secondariamente, l’idea è molto romantica, ma poco coerente con la realtà egiziana che non conosce precedenti di una simile accostamento tra deformità e figura divina.
- In ultimo è una chiara incoerenze: se infatti mi si dice che Akhenaton rompe con la tradizione pur di sottolineare le proprie malformazioni (essendo queste illustre segno della sua identificazione con il divino) e poi che egli si impunta capricciosamente perché TUTTA la produzione amarniana segua gli stessi canoni evidentemente qualcosa non va.

In realtà il fatto che la produzione artistica segua universalmente lo stesso filone ci dice un’altra cosa importante: che è ancora presto per poter parlare del realismo delle statue greche. E’ evidente che non tutti i soggetti ritratti possono avere le stesse caratteristiche fisiche di Akhenaton e di conseguenza non possiamo che concludere che non si è inventata nessuna individualità delle raffigurazioni, semplicemente da un canone iconografico “pre-amarniano” si è passato ad un altro canone le cui caratteristiche sono la figura slanciata, il ventre gonfio ecc.

Accettato questo cambio di programma iconografico non vedo come si possa presupporre che l’origine sia da accostare alle malformazioni genetiche del Faraone. Ammesso e non concesso che l’ “idea” agli artigiani palatini sia venuta tramite l’esame di un personaggio affetto da sindrome di Marfan, questo poteva benissimo essere una delle consorti, un lontano parente del sovrano, un cortigiano, un sacerdote, un vagabondo o anche Amenhotep III. Chi ci dice che il filone, esteso a tutti i soggetti, si sia ispirato ad Amenhotep IV?

A questo punto merita la questione della sindrome in sé. Si tratta di una sindrome rara i cui tratti caratteristici sono: una figura alta e sottile, dita lunghe simili a zampe di ragno (aracniformi), deformazioni alla colonna vertebrale ed al torace, debolezza dei tendini, dei legamenti e delle capsule articolari, nel 90% dei casi malformazioni al cuore e/o all’aorta, cristallino lussato. (Dall’Enciclopedia Medica di D. Kindersley)
Quindi si possono prendere due aspetti in esame, da una parte le raffigurazioni di Akhenaton, dove
A) è impossibile esprimere un giudizio riguardo l’altezza
B) non presenta malformazioni alla colonna vertebrale o al torace
C) non presenta dita aracniformi
D) E’ caratterizzato da un grosso e basso ventre e larghi fianchi che non sono sintomi della sindrome di Marfan.

Ovvero questa presunta malattia non solo sarebbe avvalorata semplicemente dalla figura affusolata di Akhenaton ma dovrebbe anche presupporre che il sovrano abbiamo comunque “aggiunto” alla propria rappresentazione altri caratteri fantasiosi di natura simbolica (e quindi perché non tutti?).
L’altro aspetto che si può prendere in considerazione è l’effettiva possibilità che un personaggio affetto da simile malattia (con accentuata fragilità di articolazioni e tendini, seri problemi al cuore e grave e degenerante miopia) abbia potuto realmente salire al trono e governare. Che l’integrità fisica fosse requisito dei faraoni è ben noto e basta anche considerare che la fondamentale festa Sed serviva proprio per dimostrare, simbolicamente e non, come il sovrano fosse ancora in forza (infatti prevedeva la corsa intorno al tempio per un certo numero di volte). Che Akhenaton possa essere salito al trono in giovane età prima che la malattia potesse manifestarsi è un’altra invenzione. A 12 anni è probabilmente divenuto faraone Amenhotep III, del IV non sappiamo dirlo, ma sappiamo che per vari anni coo-regnò con il padre e che già dal secondo anno di regno attuò la rivoluzione religiosa (e gli darei + di 14 anni).

Non abbiamo riscontro dell’alta mortalità della sindrome di Marfan nella famiglia regale, non abbiamo riscontro del governo di un sovrano fragile e cieco in epoca amarniana (e chissà quanto la tradizione posteriore avrebbe martellato sull’inadeguatezza del Faraone se avesse avuto degli appigli per farlo).

C’è poi la questione Tutankhaten, che si evita accuratamente di dire come sia assolutamente incerto il grado di parentela che questi doveva avere con Amenhotep IV (Grimal sostiene che fossero cugini). Non solo Tutankhaten non compare mai accanto al sovrano, che si fregia invece della compagnia delle figlie, ma va ricordato che tra i due faraoni si colloca l’inter-regno di Smenkhkare, fratellastro (?) di Amenhotep IV, e che quindi già la successione era evidentemente avvenuta non direttamente.

Qualsiasi fosse il suo grado di parentela in ogni caso non vedo nelle poche raffigurazioni del faraone 19enne questi sintomi della sindrome di Marfan, che lo scheletro avesse un bacino largo (poi detto in Tv, figuriamoci) è ininfluente, il resto che ci dice?

Insomma, che poi la sindrome l’avesse o meno, non vedo perché si debba inventare una simile spiegazione per giustificare, in maniera del tutto insufficiente, un cambio della tradizione iconografica in un personaggio che già aveva stravolto la tradizione religiosa, letteraria, politica e anche numerosi altri aspetti di quella artistica.
Rispondi Citando