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Vecchio 28-March-2008
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Post Tutela e valorizzazione in situ del patrimonio archeologico subacqueo

Vorrei iniziare la mia attività di moderatore per la categoria dell'Archeologia Subacquea sottoponendovi un primo spunto di riflessione su un tema secondo me molto interessante: la valorizzazione in situ del patrimonio culturale subacqueo.

Esiste in effetti un importante documento prodotto dall'Unesco nel 2001 (la cosiddetta Carta di Parigi) che traccia le linee guida della nuova archeologia subacquea: fra le altre cose si affronta il tema della tutela e della valorizzazione, e si indica come prioritaria la conservazione in situ. In altre parole, il nuovo archeologo subacqueo, dopo l'importante rilievo e studio scientifico di un relitto e del suo carico, dovrebbe cercare di lasciare tutto sul posto, senza ingolfare i magazzini dei musei, e senza tirare in secca scafi lignei che, come sapete, hanno costi di conservazione altissimi.

Vi chiederete: e la fruibilità? come può il pubblico accedere alla nuova meraviglia se la lasciamo a 40 metri? Le risposte a tutto questo sono diverse: in alcuni paesi i relitti lasciati sul fondo sono stati affidati ai centri sub, che accompagnano i turisti sul posto e rispondono di eventuali spoliazioni. Per i non sub, ci si attrezza con piccoli sottomarini turistici.
Altri paesi hanno calato delle brutte gabbie sui relitti e i sub vanno a vederli come i panda allo zoo. In Sicilia la Soprintendenza del Mare ha creato dei sistemi di telesorveglianza, grazie ai quali i turisti possono vedere il relitto e le anfore dal museo, in tv, con tanto di cernie e murene.

Voi cosa ne pensate? Quali vi sembrano le strategie migliori?
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