Discussione: Studio dei crani
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Vecchio 28-March-2008
astracedi astracedi Non in Linea
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Non vorrei dire castronerie (se c'è un qualche antropologo che ne sa più di me è benvenuto) ma credo che la craniometria non sia stata affatto abbandonata dall'antropologia moderna, anche se sicuramente ha meno importanza e ben diverso significato rispetto a 60 anni fa.

Vedendo e misurando un cranio (anche moderno, non solo fossile, per rispondere ad Acquamarina) un antropologo è in grado, con un certo margine di approssimazione, di identificare la popolazione di appartenenza.
Vero, oggi ha largamento perso di significato il concetto di razza, soprattutto nel senso che non si possono assolutamente creare scale di valori sulla base delle differenze esteriori dei diversi gruppi umani.

Ciò non di meno, per un antropologo fisico, un cranio di un boscimano è ben distinguibile da quello di un nilotico, tanto per fare un esempio, figuriamoci da un europeo.
Questa pratica ha tutt'ora una notevole utilità pratica nella medicina legale, tanto per fare un esempio, riuscendo a riconoscere la "razza" (sarebbe meglio parlare di popolazione, ma credo che in campo medico, specie nei paesi anglosassoni, si usi ancora questo termine, ovviamente senza connotazione "razzista") di una vittima di un'incidente od omicidio.

Vorrei altresì precisare che l'indice cefalico orizzontale, ovvero il rapporto tra lunghezza e larghezza del cranio che viene suddiviso in dolicocefalia e brachicefalia, non è affatto l'unico indice usato. Esistono molti altri parametri come il prognatismo, o l'angolo del Piano di Broca, e numerosi altri di cui non so un granché, che vengono applicati all'identificazione dei tipi cranici/razziali. Per rispondere a Wanax, non credo esistano solo crani dolicocefali, brachicefali, turricefali, ecc. Si tratta piuttosto di una serie di parametri, ognuno con la sua classificazione, che solo nel loro insieme permettono una identificazione di tipo "razziale".
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Marco Astracedi
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