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dceg
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Il sito web che segnali racconta abbastanza fedelmente la vicenda.
In sostanza, nonappena il reperto è venuto a contatto con la rete da pesca, esso è entrato in territorio italiano e automaticamente è entrata in vigore la legge italiana sulla tutela dei beni culturali (all'epoca, la legge 1089 del 1939); se l'imbarcazione fosse stata di un'altra nazionalità, credo sarebbe stato lecito applicare la normativa nazionale del paese in questione.
Qualche spunto bibliografico (ho riesumato il materiale di un esame e articoli vari che avevo raccolto proprio perchè l'argomento mi aveva incuriosito):
S. Chiappisi, Il Melqart di Sciacca e la questione fenicia in Sicilia, Roma 1961;
S. Moscati, Il mondo dei Fenici, Milano 1966, 123-133;
A.M. Bisi, Fenici o Micenei in Sicilia nella seconda metà del II millennio a.C.?
(In margine al cosiddetto Melqart di Sciacca), Atti e Memorie del I Congresso Internazionale di Micenologia, Roma 1968, 1156-1168;
V. Tusa, La statuetta fenicia del Museo Nazionale di Palermo, Rivista di Studi Fenici, I-2, 1973, 173-179;
G. Purpura, Sulle vicende ed il luogo di rinvenimento del cosiddetto Melqart di Selinunte, Sicilia Archeologica, XIV, 46-47, 1981, 87-93;
C. Bonnet, Melqart: cultes et mythes de l'Herakles tyrien en Mediterranée, Leuven 1988, 266-267.
(questa non è una bibliografia completa, c'è molto altro, è quello avevo a portata di mano)
In particolare, G. Purpura ritiene che il rinvenimento sia in realtà avvenuto vicinissimo alla costa, abbondantemente all'interno delle acque territoriali italiane e ad una profondità di 5-10 m, in una zona interdetta alla pesca e che il racconto del rinvenimento in acque internazionali sia stato inventato dall'equipaggio solo per coprire la violazione...
Un bel rompicapo, non c'è che dire...