Poiche’ sulla Sindone esiste ormai una gran quantita’ di informazioni in Internet, piu’ o meno affidabili, faro’ qui un mio resoconto sull’argomento. I miei riferimenti bibliografici principali sono :
Il Rapporto Sindone (1978/1987) di Giovanni Riggi di Numana (Edizioni 3M) che contiene una descrizione ufficiale delle osservazioni fatte da un gruppo di studiosi autorizzati dalla Santa Sede fino alla raccolta dei campioni per la datazione (esclusi i risultati) ed i dati originali disponibili nella letteratura scientifica sulla datazione.
La Sindone e’ un telo di lino rettangolare che misura 4,36x1,11 metri e spesso 0,34 millimetri. La tessitura e’ a spina di pesce e le fibre contengono una quantita’ trascurabile ma misurabile di fibre di cotone. La bassa quantita’ di queste fibre e’ stata interpretata come una contaminazione del telaio che ha tessuto la Sindone e non come l’intenzione di tessere un misto di fibre.
Da un punto di vista storico compare per la prima volta a Lirey in Francia nel 1353, dove veniva ritenuta il sudario che avvolse Gesu’ Cristo dopo la morte dal cui corpo fu trasferita l’immagine sul telo per un evento miracoloso.
La Sindone sarebbe stata trasportata in Francia da Costantinopoli dai Crociati nel 1247, ma non esistono prove storiche di questo. Sembra inoltre che all’epoca circolassero piu’ “Sindoni”. Ce n’era un’altra nella cattedrale di Besancon , portata sempre dai Crociati nel 1208. Le due Sindoni si sarebbero fatte “concorrenza” tra loro fino al 1349, quando un incendio distrusse la cattedrale di Besancon e la sua Sindone. L’ “altra” Sindone fu donata dal re di Francia Filippo IV a Goffredo di Charney, signore di Lirey. Solo da questo momento abbiamo notizie storiche sicure della Sindone. La sua prima ostensione pubblica storicamente accertata avvenne nel 1357 a Lirey. Nel 1453 Margherita di Charney dono’ la Sindone alla famiglia Savoia, che ne rimarra’ la proprietaria fino al 1983, quando Umberto di Savoia la lascio’ in eredita’ alla Santa Sede.
La Sindone fu trasferita nella cattedrale di Chambery , capitale del ducato di Savoia, dove nel 1532 rischio’ di venire distrutta da un incendio. Le suore Clarisse, che l’avevano in cura, salvarono la Sindone che aveva subito gravi danni. L’argento dello scrigno dove era conservata si fuse e lascio’ le caratteristiche impronte sul telo. La Sindone fu poi abilmente rammendata dalle Clarisse. Nel 1561 fu trasferita a Torino, poi ritorno’ a Chambery e dopo varie peripezie fu conservata stabilmente nel Duomo di Torino, dove l’11 aprile 1997 rischio’ nuovamente di andar distrutta per un incendio, ma fu salvata in extremis dai vigili del fuoco di Torino.
Sulla Sindone e’ impressa l’immagine di un uomo nudo e composto come se fosse morto. L’immagine e’ doppia , vista frontalmente su una meta’ del telo e posteriormente sull’altra meta’.
www.sindone.org - Lettura della Sindone
L’immagine e’ monocromatica, color seppia, con i chiaroscuri invertiti, come fosse il negativo fotografico di una vera immagine. Presupponendo che l’immagine sia in scala reale, si tratta di un uomo alto circa 1,70-1,80 metri. L’uomo presenta delle ferite compatibili con la flagellazione e la crocifissione romana. In testa presenta ferite compatibili con l’applicazione di una corona di spine.
Un particolare interessante e’ il fatto che non presenta ferite sul palmo della mano (come secondo l’iconografia medievale della crocifissione) ma sul polso.
L’analisi microscopica ha rivelato che l’immagine non e’ dovuta alla presenza di colore e non c’e’ traccia di pennellate, ma ad un cambiamento di colore delle fibre di lino, compatibili con un’azione chimica o termica. Le fibre appaiono alterate solo in superficie. Questa scoperta
escluderebbe che si tratti di un’immagine pittorica. In corrispondenza delle ferite, appaiono macchie brunastre di natura diversa dall’immagine, con caratteristiche fisico-chimiche compatibile con il sangue.
Riguardo alla controversa datazione, vorrei entrare in alcuni dettagli per far capire che molte delle critiche successive, ora riportate in molti siti Internet, non hanno alcun senso.
La datazione comincio’ ad essere discussa nel 1986. Sarebbe stata possibile anche prima, ma per le tecnologie di allora sarebbe stato necessario distruggere una notevole superficie del telo. Solo con l’avvento della nuova tecnologia AMS per la datazione con il C14, questa fu proponibile.
Furono consultati 7 laboratori tra i migliori al mondo per questa tecnologia ed infine fu deciso di affidare l’indagine a 3 di essi, situati a Tucson (Arizona, USA), Oxford (GB) e Zurigo (Svizzera). Fu discusso un complesso e sofisticato protocollo. L’asportazione dei campioni ebbe luogo il 21 aprile 1988 nella Sacrestia del Duomo di Torino. Dopo aver rimosso un telo di rinforzo che sostiene la tela, Giovanni Riggi di Numana taglio' una striscia di telo sindonico di 10x70 mm. Il taglio fu eseguito alla presenza di due esperti di tessuti, F.Testore, professore di Scienze dei Materiali del Politecnico di Torino e G.Vial del Musee des Tissues et Centre International d’Etude des Textiles Anciens di Lione. Fu presa la massima cura proprio per evitare i rammendi medievali. La striscia fu poi tagliata in 3 parti, che furono pesate (50 mg ciascuna) codificate e sigillate in appositi contenitori.
A questi furono anche aggiunti dei campioni di controllo: un campione di lino proveniente da una tomba nubiana e ritenuto dagli archeologi risalente al XI-XII secolo d.C., un campione di lino proveniente da una mummia egizia risalente al II secolo d.C. (conservata al British Museum) ed un campione di fibre di provenienza francese risalente al 1290-1310 d.C.
Tutti i campioni furono codificati a cura del British Museum, che aveva un suo rappresentante presente. Ogni laboratorio ricevette in forma anonima e codificata un esemplare di ciascun campione.
Altro punto importante da sottolineare: ciascuno dei tre laboratori applico’ un suo accurato protocollo di pulizia dei campioni, per rimuovere eventuali impurita’ organiche dalle tele. I protocolli di pulitura, diversi nei tre laboratori, furono piuttosto energici. Comprendevano il trattamento con detergenti aggressivi, acidi caldi (80 C) e alcali.
I risultati finali furono concordanti tra i tre laboratori per tutti i campioni (entro i limiti di errore della tecnica, ovviamente). La datazione dei campioni di controllo era in linea con quella storica e come e’ noto la Sindone fu datata in un periodo compreso nell'intervallo
1260-1390 d.C.
Dato l'argomento ma anche il livello tecnico della datazione, ben superiore alla media per queste datazioni in archeologia, questo lavoro e' stato descritto in un articolo sulla prestigiosa rivista scientifica Nature
(Demon PE et al.
Radiocarbon dating of the Shroud of Turin Nature,vol 337, 611-615, 1989)
Quindi la Sindone e’ medievale e la datazione risale alla sua apparizione storica. Questi che ho riassunto sono gli studi principali e scientificamente attendibili.
Rimane pero’ un enigma, ancora non risolto: com’e’ stata prodotta l’immagine?
Mario