La Spagna da due anni a questa parte è diventata un po' la mia seconda patria e posso dire di conoscerla abbastanza bene. Tra l'altro in questo momento scrivo proprio da Barcellona.
Quello che ho visto durante il mio erasmus prima, e il mio master poi, è che la Spagna è un paese che riesce a gestire in maniera molto saggia il suo patrimonio archeologico: sanno investire bene e sanno lavorare bene, e in tutti i campi si trovano in grande crescita.
Delle pecche metodologiche denunciate nella discussione non ho visto neanche l'ombra: ho scavato in un bellissimo insediamento iberico e romano tra i mulini della Mancha e vi posso assicurare che lo scavo era condotto in maniera molto professionale e meticolosa (anche grazie ai mezzi -economici soprattutto- che spesso in Italia ci sogniamo).
E' evidente del resto che in ogni paese c'è chi lavora bene e chi lavora meno bene.
I saggi preventivi di cui si parlava sono una realtà, e sono anche moltissimi vista la strabordante e terribile speculazione edilizia spagnola. Ma come in Italia, anche nella Penisola Iberica le esigenze dei costruttori-palazzinari a volte possono prevalere sulle esigenze di tutela.
Un altro problema, solo a tratti marginale, secondo me, è quello della produzione scientifica, in termini di pubblicazioni: gil spagnoli lavorano molto ma pubblicano poco, e , quel che è peggio, in alcuni contesti si ostinano a farlo in quella che loro considerano una lingua ufficiale: in Catalunya, ad esempio, si pubblicano articoli interamente in catalano; per un italiano non è un gran problema, visto che si capisce benissimo, ma immagino che ad esempio uno studioso tedesco che si sforza di imaparare un pò di spagnolo scientifico, di fronte a un testo in català (come lo chiamano qui) può avere qualche problema...
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