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Mdd
Questa è una tentazione pericolosissima, da evitarsi in ogni modo.
L'Archeologo da solo non conta niente: non è in grado di fare nulla, né di lavorare, né di aggiornarsi, né di avere un peso (anche economico) sufficiente per garantire una operatività di cantiere (attrezzature, noleggi, consulenze tecniche e giuridiche etc. etc.)...
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Di questo sono sempre più convinta. Se non si è in grado di offrire una professionalità adeguata al mercato è impossibile riuscire a lavorare con un minimo di continuità. Piuttosto che cercare di lavorare indipendentemente sarebbe utile trovare un modo - ce ne sarà pure uno - per migliorare le condizioni lavorative attualmente offerte dalle Cooperative e dalle Ditte Archeologiche.
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Mdd
... la maggior parte delle Università non solo non aiutano, ma tendenzialmente remano contro, sfornando sistematicamente e -sospetto io- deliberatamente laureati non all'altezza). E mentre in una azienda, magari con un raggio di azione pluriregionale, l'incapace lo smascheri o ancora meglio lo formi adeguatamente, da singole le persone incompetenti possono andare avanti una vita facendo danni senza che nessuno se ne accorga e senza che abbiano la benché minima opportunità di migliorare.
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Secondo me il problema dell'Università è che c'è un totale disinteresse a capire quali siano le attuali esigenze del mercato nel nostro campo. La mia impressione, in generale, è che si cerchi al massimo di individuare alcuni allievi da formare come ricercatori universitari.
Per me sarebbe utile, per esempio, organizzare per i laureandi o i neolaureati degli stages di qualche mese presso le Ditte che lavorano nel campo.
Al massimo ho sentito dell'esistenza, sulla carta, di stages presso le Soprintendenze per gli allievi dell'ultimo anno delle Scuole di Specializzazione in Archeologia. Anche questo non sarebbe male. Il fatto è che io frequento una Scuola di Specializzazione e non conosco nessuno che abbia sfruttato questa possibilità, sempre che esista realmente.
Siamo sempre alle solite: la disorganizzazione regna
