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Vecchio 08-April-2008
astracedi astracedi Non in Linea
AI senatus
 
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Oviiamente, andando a fantasticare sul mondo tra 2000 anni ed eventuali archeologi si tratta di vedere se l'umanità ci sarà ancora o meno l'umanità, o comunque se questa avrà mantenuto (o aumentato) la capacità tecnica e culturale odierna e non sia invece regredita a livelli "preistorici".

Qualche tempo fa sono in effetti apparsi due interessanti articoli su "Le Scienze" che toccano le cose qui trattate.
Il più recente (nel 2007, se ritrovo l'articolo fornirò i dati precisi) parte dall'ipotesi che l'uomo scompaia oggi dalla faccia della terra in modo abbastanza repentino, per un qualsiasi motivo ipotizzabile – virus sconosciuti (qualcuno ricorda la favolosa serie TV inglese degli anni 70 "I sopravvissuti?), mutazioni geniche che rendano sterili o quant'altro... Non importa la causa, ma se l'uomo scomparisse lasciando la Terra di nuovo alla natura, quali nostre tracce troverebbe un'ipotetico archeologo extraterrestre tra centinia, migliaia, centinaia di migliaia o addirittura milioni di anni?
Da questo spunto si partiva per analizzare, dal punto di vista geochimico e sedimentologico, le possibilità di conservazione dei vari manufatti – dalla carta al cemento armato, dai vari metalli alle varie plastiche. Dopo poche centinaia di anni tutto verrebbe ricoperto dalla vegetazione o, nelle aree più esposte, fortemente eroso; ponti ed edifici più elevati crollerebbero e, salvo casi eccezionali, tutta la documentazione cartacea inizierebbe a disfarsi. Alla distanza dei 2000 ipotizzati in questo topic, bisogna considerare che la maggior parte delle costruzioni i cemento armato si starebbero disfacendo; ciò nonostante si conserverebbero ancora non poche testimonianze del nostro passaggio. Alcune sarebbero più evidenti: es. ruderi degli edifici costruiti in pietra, evidenti accumuli di detrito/macerie di calcestruzzo nelle città, differenze nella grescita della vegetazione lungo le migliaia di chilometri delle autostrade, grandi opere di antropizzazione del paesaggio come tracce degli scavi del Canale di panama o di Suez; altre testimonianze sarebbero nascoste nel sottosuolo ma ancora facilmente identificabili da un archeologo – metropolitane, decine o centinaia di metri di stratificazione delle discariche dei rifiuti, ecc.
L'articolo poi si spinge in avanti nel tempo (fino ad alcuni milioni di anni dalla nostra scomparsa, sottolineando come nonostante alcuni materiali siano molto longevi (es. il vetro, o alcune plastiche che impiegerebbero molte migliaia d'anni per degradarsi), alla fine quasi tutto verrebbe obbliterato dai processi di degradazione chimica. Rimarrebbero anomalie nella concentrazione di certi minerali in certi punti del sedimento (un'auto, una volta seppellita, si ossida lasciando nel sedimento una anomala concentrazione di ossidi di ferro ed altri minerali; le materie plastiche torneranno ad essere petrolio o bitume; l'uranio delle scorie nucleari, alla fine, mostrerà un accumulo di piombo ed altri metalli pesanti). Oppure, così come è sempre avvenuto in natura, rimarranno quei rarissimi casi in cui avviene la fossilizzazione, così da permettere di riconoscere anche le forme di un CD, una bottiglia di plastica o vetro, una barca in vetroresina o un corpo umano...

L'altro articolo, di qualche anno fa, si occupava invece del discorso già sollevato da Dceg (mi pare) sulla durata temporale dei dati digitalizzati. Nell'ipotesi, forse probabile, che la mostra civiltà riesca a superare i diversi momenti di crisi che l'aspettano (a cominciare dalle prossime crisi energetiche ed ambientali) e a continuare la sua strada, la sua storia passata è legata alla trasmissione nel tempo dei dati digitalizzati.
La carta, si è già detto, salvo casi particolari nel giro di alcuni centinia di anni si deteriora, i dati registrati su un CD no, specie se questo viene copiato più volte ed il supporto continuamente aggiornato. Molti dei dati che io stesso avevo immagazzinato 15-20 fa su dei floppy disk sono ora trasferiti su CD, e poi DVD e dischi rigidi esterni.
L'articolo sottilineava come il copiare vecchi dati su supporti sempre nuovi ed aggiornati risolva solo in parte il problema. Quelli che cambiano nel tempo non sono solo i supporti e l'hardware per leggerli, ma anche il software. E basta vedere come sia per me impossibile, oggi, a distanza di neanche 20 anni, far girare vecchi programmi su nuovi PC con diverso sistema operativo.
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Marco Astracedi
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