certo;-)
Al centro della storia c'è Marta, una neolaureata in filosofia che si butta alla ricerca di un lavoro ottendendo però solo cortesi "le faremo sapere" (l'anticamera dei rifiuti...). Finisce a lavorare come centralinista per una modernissima azienda che vende un "miracoloso" apparecchio per depurare l'acqua e a vivere con una ragazza madre sbandata e la figlioletta di lei.
il lavoro è coordinato da una direttrice (la Ferilli) che dirige le ragazze a suon di slogan, canzoni, sms di incoraggiamento, premi per le più brave e nomination in stile grande fratello (citato sempre, nel film) per le meno capaci.
Marta è bravissima nel suo lavoro (ovvero a intortare le casalinghe che contatta per estorcere un appuntamento di dimostrazione del prodotto), ma poi inizia a osservare meglio il suo posto di lavoro, come vengono trattate e licenziate le altre ragazze, ci si mette di mezzo anche un sindacalista (fantastico Mastrandrea, che all'inizio sembra la fotocopia "de noartri" di quello de Il pane e le rose di Loach, ma il paragone cade subito

)...
Non so quanto si possa parlare di qualunquismo: magari certi personaggi corrono il rischio di essere trattati come macchiette, questo sì. Certo non è bello il mondo che Virzì descrive, ma forse è proprio questo che lascia l'amaro in bocca...