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Vecchio 29-April-2008
astracedi astracedi Non in Linea
AI senatus
 
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La teoria citata da Dryas non è proprio recentissima. Sono infatti alcuni anni che su internet spunta fuori qualcosa.

Devo dire che all'inizio mi ha intrigato non poco ma, a conti fatti, mi sembra che ci siano diversi punti che fanno acqua.
Uno per tutti, il fatto che la teoria PCT non spieghi l'esistenza di "isole" linguistiche non indoeuropee quali il basco, l'etrusco ed il retico.

Lo stesso Alinei individua una parentela tra l'etrusco ed il moderno ungherese lingua, quest'ultima, non relitta, ma giunta nel bacino pannonico dal 7° sec. d.C., l'invasione di Avari e Ungari.
Io non sono un linguista, ma quest'idea, per ragioni storiche mi suona abbastanza strana (e non solo a me); ma diamola pure per buona e, visto che la PCT è in accordo con la teoria della continuità paleolitica delle lingue ugro-finniche, confinate a nord-est dei Paesi Baltici, come diavolo c'è arrivata una lingua ugra in Etruria?
Se si pensasse ad una più vasta estensione delle originarie lingue ugro-finniche e alla loro continuità paleo-mesolitica, la presenza dell'etrusco verrebbe, come ora, spiegata come una "enclave/relitto linguistico", ma con la PCT non vedo proprio come possa essere spiegata.
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Marco Astracedi
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