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fraska
Chi di voi lavora in cooperative archeologiche, in musei, nella soprintendenza....come si è mosso all'inizio, a parte mandare curriculum in abbondanza?!
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Io ho fatto proprio così: ho mandato curricula a mezza italia. Ho però dovuto dire al mio relatore di laurea: "prof, io ho bisogno di lavorare; se sa di qualche occasione, sappia che io sono disponibile"; in effetti uno dei primi lavori, presso una soprintendenza, l'ho avuto grazie al prof. Ma poi mi sono resa conto che questa è un'arma a doppio taglio: se qualcosa va storto dal punto di vista lavortivo (pagamento, sfruttamenti vari), il fatto che ti ha presentato un prof ad un funzionario di soprintendenza amico, ti costringe a dare conto e soddisfazione delle tue scelte (tipo mollare il cantiere e pensare di fare valere i tuoi diritti legalmente) non solo al funzionario, ma anche al prof che ha garantito per te. E nessuno la prende bene...
Se si ha fortuna, però, dai primi contatti possono nascere sviluppi futuri che gestirai autonomamente.
Anche la condivisione di esperienze e informazioni con i colleghi che vai conoscendo man mano, sono preziosissimi: una mia amica una volta mi ha contattato perchè c'era bisogno di gente in una coop e ho lavorato qualche mese. Io stessa ho in seguito contattato miei colleghi di università o conosciuti su altri scavi quando mi è stato chiesto dalla soprintendenza di contattare altri.
Il consiglio che ti do, in definitiva, è di informarti bene dei tuoi diritti sin da subito e di dimostrare quanto vali (senza arrivismo e senza millantare ovviamente): la gente se lo ricorderà (nel bene e nel male).
Per Acquamarina:
Molte delle esperienze che racconti nel primo post sono identiche alle mie: anche se ti chiedono di studiare e di pubblicare, raramente ti pagano; tu puoi decidere se accettare o no la proposta: io a volte ho accettato, altre no: mettevo sempre bene in chiaro all'inizio che trattandosi di una attività non retribuita, l'avrei interrotta in caso di altre proposte di lavoro retribuito. Dispiace molto dover tarpare il lavoro a metà, ma se si vuole cercare di sopravvivere facendo solo archeologia, per ora non vedo altre soluzioni.
Per il futuro credo che bisogna lavorare a contatto con le soprintendenze per convincerli a mettere da subito a disposizione soldi per la prosecuzione del lavoro dopo lo scavo, fino alla pubblicazione. A quanto so, qualche passo in questo senso le associazioni di categoria lo stanno tentando.