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Vecchio 01-May-2008
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Aquamarina Visualizza Messaggio
. . . se il lavoro di archeologo dovrà esssere solo questo, farò presto a ritenerlo assurdo rispetto alla formazione ricevuta e assolutamente inutile per la società
Al contrario, forse dovrebbe venire subito il dubbio che la formazione impartita da (quasi) tutte le Università nell'ultimo decennio ai giovani Archeologi è stata sistematicamente inutile per la Società (io sospetto deliberatamente inutile) e finalizzata unicamente a giustificare l'esistenza di un sistema accademico autoreferenziale e ad impedire che chicchessia potesse inserirsi in quel sistema.

Dopo bisognerebbe chiedersi quale dovrebbe essere per il futuro il ruolo dell'Archeologo nella Società e se non sia doveroso auspicare una rigorosa separazione fra l'attività di chi scava e di chi studia: perché la mia esperienza pratica ormai quasi trentennale mi insegna che tutti i mali dell'Archeologia Italiana (sindacali, di arretratezza tecnica, baronali e metodologici) sono più o meno direttamente figli della insufficienza di una cesura personale e di carriera fra chi opera sul territorio e chi valida le indagini (altrui) sotto un profilo scientifico.

Tanto per essere chiaro anche a chi non mi conosce e a chi non avesse letto miei precedenti post in questo Forum, ciò che da anni vado predicando è che l'Archeologo che scava ha sì il dovere tassativo di far sì che i suoi dati siano pubblicati, ma ha anche il dovere di NON farlo lui ma di mettere in condizione di farlo (organizzativamenmte e persino economicamente) un Collega indipendente, perché solo in quel passaggio è possibile da parte del secondo la verifica e la validazione scientifica dell'esperimento irripetibile condotto dal primo.
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