Ciao Mdd,
tutte le posizioni che esprimi le comprendo, ma non tutte le condivido. Parliamone...
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Mdd
Al contrario, forse dovrebbe venire subito il dubbio che la formazione impartita da (quasi) tutte le Università nell'ultimo decennio ai giovani Archeologi è stata sistematicamente inutile per la Società (io sospetto deliberatamente inutile) e finalizzata unicamente a giustificare l'esistenza di un sistema accademico autoreferenziale e ad impedire che chicchessia potesse inserirsi in quel sistema.
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Sulla chiusura e, spesso, sull'ottusaggine del sistema universitario sono d'accordo con te. Spesso (spero non sempre) chi vuole fare carriera universitaria in campo di antichistica si sottopone per decenni ad uno sfruttamento intellettuale e ad un ricatto esistenziale che non si può paragonare a nessuna altra situazione lavorativa. Io per questo ho deciso di dire bye-bye al mondo universitario: al limite ci collaboro quando ho tempo e voglia di lavorare per la gloria.
Però un archeologo non può che venire fuori dall'università, vero? E non capisco fino in fondo questo tuo sospetto di 'complotto', quando dici che l'università sforna deliberatamente gente incompetente
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Mdd
Dopo bisognerebbe chiedersi quale dovrebbe essere per il futuro il ruolo dell'Archeologo nella Società e se non sia doveroso auspicare una rigorosa separazione fra l'attività di chi scava e di chi studia: perché la mia esperienza pratica ormai quasi trentennale mi insegna che tutti i mali dell'Archeologia Italiana (sindacali, di arretratezza tecnica, baronali e metodologici) sono più o meno direttamente figli della insufficienza di una cesura personale e di carriera fra chi opera sul territorio e chi valida le indagini (altrui) sotto un profilo scientifico ...
... Tanto per essere chiaro anche a chi non mi conosce e a chi non avesse letto miei precedenti post in questo Forum, ciò che da anni vado predicando è che l'Archeologo che scava ha sì il dovere tassativo di far sì che i suoi dati siano pubblicati, ma ha anche il dovere di NON farlo lui ma di mettere in condizione di farlo (organizzativamenmte e persino economicamente) un Collega indipendente, perché solo in quel passaggio è possibile da parte del secondo la verifica
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Qui non capisco la necessità della 'separazione delle carriere' al fine del miglioramento del ruolo dell'archeologo nella società: dove sarebbe il conflitto di interessi? Sono però d'accordissimo sulla circostanza che chi scava debba elaborare una documentazione che possa in prospettiva essere utilizzata da altri per una pubblicazione di alto livello scientifico. Ma questo, almeno da parte mia, già si fa: dato che è probabile che non pubblicherò io i risultati di uno scavo, ci tengo tantissimo a perfezionare la documentazione: non voglio che nessuno possa dire, anche tra 40 anni: 'mmmh, dizzi ha fatto una documentazione scadente, inservibile per poterci studiare su...'
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Mdd
. . . perché prima di mandare curricula al mondo raccontando gli studi accademici che avete fatto (e che di solito non interessano a nessuno, nemmeno nel medesimo ambiente accademico che li ha generati), non chiedete a voi stessi che competenze avete, cosa sapete fare e a chi può servire ciò che voi ritenete di saper fare?
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Qui scusami ma non capisco: perchè illustrare i propri studi secondo te è inutile? Allora va bene un pincopallino che magari è convinto in perfetta buona fede di conoscere il materiale archeologico perchè è collezionista, o uno che dice di saper scavare perchè ha sempre zappato nelle aiuole di casa?
La metodologia di scavo dove la impari se non all'università? Poi siamo d'accordo che si continua a crescere professionalmete fuori dall'università fino ai 90 anni e oltre (chi ci arriva).
Secondo me, in definitiva si dovrebbe costruire una solida, condivisa e formalizzata deontologia ed etica professionale, a tutti i livelli, dal mega soprintendente alla matricola universitaria.