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Vecchio 07-May-2008
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Stefano Stefano Non in Linea
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Ecco per esempio a questo aspetto non avevo pensato, il tema in generale è infinito, cercherò di chiarire quello che è la mia idea a proposito e di riportare gli esempi che conosco, per il resto conto su molti contributi diciamo interdisciplinari.
Riflettendoci ultimamente mi sono convinto che si possa fare almeno una prima grossa distinzione tra i fenomeni di impurità:

a) quelli di impurità (ma anche di purezza) universale e imperitura, dove il soggetto (che sia un tipo di animale, un tipo di oggetto, una classe di persone ecc.) è caratterizzato da uno status inmodificabile, ad es. il maiale nella tradizione semitica è impuro e basta.

b) Gli stati di purità e impurità che possono essere acquisiti, persi e quindi riacquisiti quasi sempre secondo precise procedure strettamente connesse a pratiche rituali e che quasi sempre coinvolgono uno specialista. (Sarebbe anche interessante analizzare il fenomeno ricorrente per cui molto spesso le culture identificano nel loro passato un momento iniziale di purezza assoluta successivamente corrottasi).

In generale in entrambi i casi credo si possa facilmente risalire a motivi pratici. Le classificazioni del primo tipo in generale possono essere ricondotte alla volontà (e spesso vera epropria necessità), di stabilire una serie di tabù di ordine prettamente pratico ma resi oltremodo importanti da osservare (dei dogmi in pratica) tramite una carica spirituale. Appena posso affronterò il caso del maiale che penso sia abbastanza emblematico.

Quelle del punto b) possono essere interpretate a loro volta come una serie di regole comportamentali per cui l'osservazione comporta un premio (uno stato di purificazione e di conseguenza quasi sempre di benessere con il divino, la medicina antica infatti spesso è purificazione), mentre la mancata osservanza porta ad uno stato negativo, d'impurità, che aldilà delle possibili sanzioni divine comporta anche altre materiali, di solito l'esclusione dalla vita sociale in diverse maniere ed intensità: l'inaccessibilità al tempio o ad altre aree specifiche, l'inaccessibilità a certe cariche o a certe mansioni, la costrinzione a periodi d'isolamento ecc. ecc.
E' anche verò però che in molte culture la pratica della purificazione viene gestita da una classe di persone particolare il cui potere consiste proprio nell'essere gli unici a conoscere i segreti del sempre più difficile equilibrio tra uno stato e l'altro. Personalmente credo che sia proprio attraverso l'attività di queste figure che si sono andati sviluppando rituali sempre più complessi e diversificati; da questo punto in poi le diverse conseguenze dello sviluppo del concetto di purità/impurità sono enormi e penso infatti che se ne sentiranno delle belle, riguardo a quanto ho scritto io non voleva assolutamente essere una generalizzazione a tutti i costi quanto piuttosto un inquadramento di tipo antropologico al problema.

Commentate, correggete ecc. :razz:
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