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Vecchio 07-June-2008
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AI magister
 
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Sono abbastanza d'accordo sul fatto che devono essere prima di tutto di archeologi a definire al loro interno le caratteristiche professionali richieste per potersi definire archeologi.
Non riesco, però, ad escludere la funzione dell'università dato che ogni archeologo che si rispetti deve aver fatto un percorso formativo al suo interno. Che l'attuale università non sempre sia in grado di formare correttamente è un fatto indiscutibile. Forse siamo noi a dover chiedere all'università di offrire qualcosa di più o di diverso, possibilmente con proposte precise. Ma non possiamo fare a meno dell'università.
Capiso benissimo il non voler sottostare in eterno alle valutazioni dei docenti universitari ma certi discorsi in cui l'università viene vista come il nemico, come qualcosa che ostacola solo e non come un mezzo da sfruttare per ottenere una formazione adeguata e gli strumenti per lavorare al meglio, mi puzzano un po' di rancore personale (spero di sbagliarmi ovviamente).

Da un'altra parte mi chiedo: non è opportuno, comunque, avere una previsione della figura dell'archeologo all'interno del quadro normativo giuslavoristico attuale e, soprattutto, dei beni culturali?
Nonostante l'idealismo, non riesco a vedere come il solo darsi delle regole interne alla categoria (per altro dai contorni molto fluidi) possa essere sufficiente senza un riconoscimento legislativo. Che può (e probabilmente deve) venire dopo un dibattito fra archeologi, ma ci deve essere.
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