Again, at Abu Roash, the king's diorite statue was not only broken up, but the surfaces were bruised to powder, and a block of the tough diorite was grooved round by chipping, so as to hold a rope by which it could be swung to and fro, until even the ends of it were shivered, and it was finally cracked in two.
[F. Petrie, The Pyramids and Temples of Gizeh, Ch. 17, 119]
Sono quasi certo che il blocco descritto da Petrie sia proprio quello da me fotografato presso l'ingresso del corridoio discendente. Petrie ritiene fosse utilizzato per tenere una corda entro alcuni solchi paralleli visibili sulla superficie del blocco, e che fosse quindi fatto oscillare dai cavatori di pietre nel tentativo di demolire o fare a pezzi i blocchi esterni del rivestimento in granito.
L'idea è senza dubbio interessante, ma forse eccessivamente macchinosa e complessa. Il blocco è relativamente piccolo (approx. 1m x 50 cm x 50 cm), con un peso anch'esso approssimato (assumendo 3 ton/mc come peso specifico per il granito) di 750 Kg. Anche facendolo oscillare non credo avrebbe potuto accumulare un'energia tale da frantumare blocchi di granito pesanti tra le 4 e le 15 tonnellate (anche se a questo riguardo potrei sbagliarmi), e in ogni caso la demolizione sarebbe stata estremamente complessa. (non dimentichiamo poi che l'elemento in questione è di granito, per cui scolpirlo in quella forma avrebbe richiesto uno sforzo comunque considerevole)
D'altra parte, i solchi erano chiaramente destinati a fare scorrere delle funi o tiranti. A mio avviso è quindi possibile che si trattasse di un elemento originale (forse parte del meccanismo di una saracinesca), già sagomato in forma cilindrica, e successivamente riutilizzato come mazza da demolizione (come suggerito da Petrie) dopo la distruzione della piramide.
Riguardo alla lastra (purtroppo non avevo di che prendere misure esatte), direi che misurasse all'incirca 1,5 metri x 1, con uno spessore tra i 20 e i 30 cm.
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