Moneta e Aquamarina, secondo me avete ragione entrambe su vari punti. Però anderbbero forse un pò articolati. Faccio qualche esempio.
Per tornare all'argomento della sorveglianza archeologica, l'archeologo di solito non sa bene cosa aspettarsi (strati sterili? strati archeologici? strutture? che contesto cronologico?) quindi non può porsi domande precise in partenza e sarà inoltre parecchio condizionato nella comprensione complessiva viste le probabili limitazioni di estensione; dovrebbe concentrarsi sulla registrazione analitica dell'evidenza archeologoca eventualmente riscontrata avvalendosi di conoscenze più ampie possibile rispetto ai diversi ambiti cronologici: ad esempio deve sapere che in caso di un contesto paleolitico è fondamentale rilevare graficamente la precisa disposizione delle schegge litiche e setacciare almeno dei campioni di terreno per raccogliere resti botanici o faunistici. Poi metterà a disposizione i dati analitici (non necessariamente già interpretati) ad un collega specialista con cui collaborerà in una fase anche successiva al cantiere.
In situazioni di scavo programmato invece di solito si ha il tempo di porsi domande specifiche prima di intervenire (senza che esse poi necessariamente indirizzino troppo pesantemente le strategie): problemi topografici, cronologici, tipologici...
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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