Discussione: antisemitismo
Visualizza messaggio singolo
  #10 (permalink)  
Vecchio 28-March-2006
L'avatar di  leda
leda leda Non in Linea
AI senatus
 
Data Registrazione: Feb 2006
Messaggi: 1,708
Predefinito

Janez, l'argomento che sollevi mi incuriosisce, e devo dire di saperne poco al riguardo, però posso dire qualcosa sull'antisemitismo di stampo romano. Innanzitutto bisogna dire che, in genere, i romani erano molto tolleranti verso le altre religioni, che cercavano di assorbire nel loro pantheon, in virtù di un processo che tendeva all'assimilazione anche sul piano politico (i diversi gradi di cittadinanza possibili nell'ordinamento romano lo dimostrano). Gli ebrei credendo in unico dio erano più difficilmente inquadrabili (mi si passi il termine) sotto questo punto di vista, anche perché la loro religione comportava anche una serie di leggi che prendevano tutti gli aspetti della vita (erano abbastanza evoluti in questo), quindi non erano semplici barbari privi di una qualsivoglia forma di ordinamento (anche se le loro leggi erano più precetti, ma avevano comunque valore, diciamo così, giuridico). Tuttavia i romani imponevano leggi più che altro sul piano del diritto pubblico, sul piano privato si lasciava in vigore l'ordinamento locale (vedi la condanna di Gesù che Pilato lascia agli ebrei perché verso lo stato romano non colpevole). Il vero problema per gli ebrei fu il passaggio dalla repubblica all'impero: infatti lo Stato nel primo caso era rappresentato da Roma, intesa come popolo romano guidato da un senato con l'appoggio della plebe (salvo tutti i problemi che in realtà c'erano tra i due), nel secondo caso Roma è identificata con uomo che già dopo Augusto, ma direi già con lui, non è più un "primus inter pares, ma si trova un gradino sopra. Esemplare in tal caso la dedica dei templi: dopo la morte di Giulio Cesare, i templi sono dedicati a Roma e Cesare insieme; dopo quella di Augusto solo all'imperatore. Ecco allora che ciò comportava una serie di rituali in cui si prevedevano anche sacrifici all'imperatore (Augusto inventa il "genius" dell'imperatore, ma già dopo di lui le due cose cominciano a sovrapporsi) e non solo, ma anche sacrifici a tutto ciò che rappresenta Roma e quindi ad esempio si sacrifica alle insegne, specialmente quelle con l'effige del sovrano. Il fatto è documentato addirittura da un passo di Flavio Giuseppe, in cui ebrei sono costretti a prostrarsi davanti alle insegne. Altro problema: gli ebrei a quel tempo erano divisi in sette, tra le quali una interpretava la venuta del Messia anche da un punto di vista politico, vale a dire che il Messia avrebbe restituito agli ebrei la libertà perduta (di fatto la Giudea era indipendente, ma sottoposta all'autorità romana); di questa setta faceva parte Giuda Iscariata e il suo tradimento verso Gesù si spiega in tal senso. Dopo la distruzione di Gerusalemme da parte di Tito la Giudea diviene provincia (perde la sua formale indipendenza) e i disordini continuano, almeno fino ad Adriano che la distrugge una seconda volta. Ciò fa capire come gli ebrei non potessero sopportare, ancor più di altri popoli, il dominio romano, e non è un caso se, negli editti contro i cristiani che furono emanati durante le persecuzioni, spesso erano compresi anche gli ebrei.
Spero di aver portato un contributo, seppur modesto, alla questione, che non è affatto semplice.
Ciao a tutti
Rispondi Citando