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dizzi
Ottime argomentazioni nel volere e dovere dire NO. Naturalmente sono d'accordo anche io.
Aggiungo che, anche se è vero che in malaffari di questo genere si è in due (ditta e archeologo), i rapporti di forza non sono equilibrati. Quindi in caso di proposte contrattuali palesemente illegali l'archeologo dovrebbe essere nella condizione di opporsi si, ma possibilmente non in prima persona bensì tramite l'appoggio dei sindacati, dell'inps, dell'ispettorato del lavoro e in casi estremi anche delle forze dell'ordine (bisogna avere il coraggio di segnalare e denunciare!); le associazioni di categoria dovrebbero mediare tra il singolo e gli organismi preposti alla tutela del lavoro (nessuno me ne voglia, ma mi pare che i tempi non siano ancora maturi da questo punto di vista, ma ci si deve lavorare tutti).
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E' appunto per questo che si chiede l'albo, oppure un riconoscimento della figura dell'archeologo (o meglio un riconoscimento della sua esistenza). Questo perché se non hai alle spalle un potere istituzionale (e pure forte!) che ti protegge, è inutile stare a dire tante belle parole, ma lo sfruttamento sarà sempre dietro l'angolo. Forse non ve ne rendete conto, non conosco le situazioni economiche di tutti voi, ma se già non avete dovuto pagarvi gli studi da soli, sappiate che siete dei privilegiati! Esiste gente che si è dovuta mantenere agli studi lavorando, e non perché fosse fuori sede, ma semplicemente perché i genitori non potevano pagare le rette (sempre più salate) dell'università. Ed una volta laureata non può permettersi di stare a casa senza fare nulla e rifiutare un lavoro sottopagato, ma deve lavorare, anche per aiutare la famiglia! Queste persona sono in aumento da un po' di anni a questa parte, non so se ve ne siete resi conto, quindi cerchiamo di essere realisti e pretendiamo di essere tutelati. Poi io sono d'accordissimo che chi può deve dire no, anzi lo deve dire proprio per evitare che i più deboli siano sfruttati, ma soprattutto bisogna
denunciare là dove sia possibile farlo, o comunque segnalare (se ricevono una segnalazione la finanza o altri sono obbligati a verificare, o almeno dovrebbero).
Cito un esempio preso dalla mia esperienza personale: stavo cercando un lavoretto durante la tesi (perché volevo finalmente rendermi conto di quello che fosse il mondo del lavoro). Risposi ad un annuncio dove si chiedeva di fare volantinaggio 8 ore alla settimana (perfetto per le mie esigenze di allora) e quando andai al colloquio mi si offrì questo: attaccare manifesti all'università, la mia (e fin qui benissimo!) per far ricevere contatti alle aziende del manifesto che offrivano lavoro. Quindi il lavoro si basava sul numero di contatti: dovevano essere un certo numero al mese (mi sembra circa 100) e per ogni contatto non ricevuto si pagava penale!!! Ma il bello viene adesso: quando chiesi che tipo di contratto offrivano (sull'annuncio non era specificato) mi dissero che il contratto non c'era, perché si andava sulla fiducia!!

Ovviamente trovai una scusa per rifiutare, ma non denunciai e me ne sono pentita tantissimo, anche perché sapevo (me lo disse la signora che mi fece il colloquio) che c'erano due ragazze che già lavoravano (si fa per dire) per loro.
Morale: denunciare sempre illeciti palesi come questi, per far capire a chi sta dall'altra parte che non può fare il comodo suo sulla pelle degli altri.