Sono d'accordo con Dizzi, l'albo non è la nostra panacea, nella situazione attuale anzi diventerebbe solo un mezzo legale per lo sfruttamento dei giovani. Il pubblicista per diventare tale ha bisogno di almeno 2 anni di lavoro e 72 articoli pubblicati. Sapete quanta gente lavora per giornali e giornaletti gratuitamente solo per raggiungere l'ambita meta?
La soluzione è rivoluzionare il mercato, non introdurre una categoria di merito che dovrebbe tutelarci ma che ci costringerà solo ad altri sacrifici per accedervi (sono d'accordo invece all'albo DOPO che il sistema sarà alla base reso più efficace).
Credo che le colpe siano anche e fondamentalmente degli archeologi, da una parte dobbiamo potenziare il nostro bagaglio culturale, le nostre competenze specifiche, dall'altra appunto rifiutando il lavoro-sfruttamento ma soprattutto non dal punto di vista economico ma etico-professionale. Aldilà dell'entrate è profondamente negativo che qualcuno accetti di lavorare in condizioni degradanti dando l'impressione che bene o male qualcuno pronto a sopportare di essere trascurato e maltrattato sempre ci sarà.
Capisco i problemi economici di qualcuno (proprio io li capisco benissimo non potendomi neanche permettere gli studi) ma se qualcuno ha necessità economiche può benissimo trovarsi un lavoro al di fuori del contesto archeologico, quando va a fare il lavoro di un archeologo facendosi trattare in un certo modo sta massacrando la categoria, purtroppo è la triste verità.
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