Discussione: il brassard
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Vecchio 03-July-2008
astracedi astracedi Non in Linea
AI senatus
 
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archeolillo Visualizza Messaggio
Potresti darmi maggiori indicazioni sull'arco di cui parli? perchè a detta del mio prof di preistoria l'unico arco preistorico che possediamo è quello della mummia di Similaun che tra l'altro mi paicerebbe esaminare e studiare.
Oltre a quello di ötzi e a quelli danesi citati da Lama Su, ho notizia di tre altri tre archi neolitici trovati in Inghilterra (R.J. Mercer, The origin of warfare in the British Isles, in Carman, John and Harding, Anthony (eds), Ancient warfare, Sutton Publishing, 1999). I primi due vengono dal Sommerset (Ashcott e Meare, rispettivamente) e sono entrambi databili tra il 3530 e il 3300 a.C. (cal.). L'altro è il Rotten Botton Longbow, trovato nel Peeblesshire, databile al 4.040-3.640 a.C. (cal.).
In tutti i casi si tratta di archi lunghi (tra 1,9 e 1,74 cm distesi) in legno di tasso; i primi due però, pur essendo quasi coevi, hanno forme abbastanza differenti tra loro (sezione sub-circolare l'uno, appiattita, ad esclusione del manico, l'altro, come quelli danesi ed anche più piatta), mentre quello di Rotter Bottom, pur avendo anch'esso sezione tondeggiante come quello di Ashcott, è più leggero, con una potenza (provata con una replica) all'incirca della metà.
Nell'articolo si accenna ad un esperimento effettuato con repliche dei primi due archi dove si dice che alla distanza di 60 metri la freccia con essi scagliata è in grado di perforare efficaciemente il bersaglio, senza però specificare la natura di quest'ultimo. In ogni caso niente di paragonabile agli archi lunghi di età medievale, ma comunque tutt'altro che armi disprezzabili.

Da notare che l'arco di Rotton Bottom non presenta incisioni, incassi o simili, dove agganciare la corda. Anche l'arco dell'uomo del Similaun presenta la stessa caratteristica, tanto che gli studiosi l'avevano identificato come un arco non ancora terminato.
A me questa conclusione mi ha sempre lasciato un po' perplesso: che ci faceva a 3.000 di quota un uomo con un arco non utilizzabile?
Considerando che tra i pochi archi preistorici rinvenuti, nonostante i quasi 1000 anni che separano l'arco inglese da quello del Similaun, ben due presentino questa anomala caratteristica, c'è da chiedersi se l'interpretazione degli studiosi di Ötzi come arco non finito non sia errata.
C'è qualcuno, esperto di archi antichi, che conosca un qualche modo per bloccare la corda senza bisogno di incassi?

In un vecchissimo testo scaricato tempo fa da internet (C.J. Longman and Col. H. Walrond, Archery, Longmans, Green & Co, London, 1894) si parla di altri due esemplari neolitici trovati in laghi svizzeri, a Lutz e Robenhausen (questo, dalle fotografie, è apparentemente simile all'arco di Ashcott o di Rotten Bottom, e come quest'ultimo non presenta incavi per la corda!), e di un altro trovato nei pressi di Cambridge, apparentemente simile a quelli danesi o di Meare.


Tornando all'argomento iniziale dei brassard, non mi convincono molto i dubbi espressi da Archeolillo, né tantomeno la tesi avanzata nell'articolo pdf segnalato da zilli, secondo cui i brassard non avevano la funzione di parabraccio ma erano invece un ornamento "gerarchico", indicante lo status di guerriero e/o di membro adulto della comunità.

In effetti tutti gli archi preistorici sopravvissuti sembrano risalire a qualche secolo prima della diffusione della cultura Campaniforme. Se gli archi mesolitici/neolitici/eneolitici sono tutti "archi lunghi" è molto probabile che lo fossero anche quelli campaniformi, anche se la cosa non può essere certa... Potrebbero essere stati anche solo un poco più corti, tanto da non dover distendere completamente sulla stessa linea braccio e spalle (come avviene per l'arco lungo) ed avere un corda più corta che consentiva di estenderla un poco di meno, formando quindi rispetto al braccio un angolo appena maggiore, tanto che 1 o 2 millimetri in più di spessore del brassard non avrebbe dato fastidio.

In ogni caso ho visto, proprio alcuni giorni fa, nel museo di Sassari alcuni brassards della cultura di Bonannaro (in parte coeva del campaniforme) e ho notato come lo spessore difficilmente superasse i 3 mm. Una misura compatibile, quindi, anche con i bracciali in cuoio.
Anche i parabracci inuit, in avorio, mostrati nell'articolo "bracers or bracalet?" mi sembrano avere uno spessore equivalente, mentre è sicuramente molto più ingombrante di un brassard campaniforme il bracciale vegetale dei Marind della Nuova Guinea mostrato in una foto dello stesso articolo.

Il fatto che in svariate tombe, come sostenuto nell'articolo citato, i brassard figurino sul lato esterno del braccio, secondo me non avalla affatto l'idea che si trattasse di un'ornamento. Il brassard potrebbe essere stato girato sul lato interno solo al momento di tirare, mentre la posizione esterna potrebbe essere stata usualmente quella di "riposo"; in effetti immagino che portare un oggetto rigido nella parte interna del polso, dove passano i tendini, renderebbe fastidioso il movimento interno della mano.
Con questo non voglio escludere che il brassard non sia stato anche uno status symbol della propria condizione sociale o qualcosa del genere solo che questa, per me, non può essere altro che una funzione secondaria, accessoria: basti pensare ad esempi moderni come i pugnali ricurvi alla cintola dei beduini, o antichi, come i pugnaletti ad elsa gammata nuragici.

Infatti non mi viene in mente nessun oggetto decorativo o simbolico che, in ambito militare ed in qualsiasi epoca, non sia nato prima per un preciso scopo funzionale. Non vedo perché il brassard debba fare eccezione
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Marco Astracedi
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