La tesi del Prof. Prosdocimi, contenuta anche in: Archivio per l’Alto Adige, Rivista di Studi Alpini, Annate XCII-XCVIII 2003-2004, Istituto di Sudi per l’Alto Adige, Firenze, 2004, pp. 427-440, e in AA.VV., Lettura dell’Edda, poesia e prosa, Edizioni dell’Orso, Alessandria, 2006, pp. 147-202 (luogo, ambiente e nascita delle rune: una proposta), corrisponde alla teoria formulata da C. J. S. Marstrander nel 1828 e sostenuta in seguito da M. Hammarström nel 1930, secondo cui l'alfabeto runico deriverebbe dai caratteri di un alfabeto epigrafico di origine nord-italica, chiamato venetico, in un arco di tempo compreso tra il 250 a.C. ed il 150 a.C., e che trarrebbe la sua origine dall'alfabeto etrusco.
Ci sono giunte due iscrizioni in alfabeto venetico, ma ritrovate al di fuori dell’area del Veneto, incise su elmi di bronzo. Si tratta dell'elmo di Negau (Austria), e dell'elmo di Vace (ex-Jugoslavia) risalenti al V o VI secolo d. C. Tali iscrizioni porterebbero una conferma indiretta del fatto che in questo periodo si stesse già formando l'alfabeto runico. Secondo Marstrander e Hammarström, le corrispondenze tra i due alfabeti sarebbero dovute ai contatti avvenuti fra i popoli nord-italici ed un gruppo di Germani tra il V ed il I secolo a.C. Questi ultimi sarebbero poi stati i primi a diffondere i caratteri runici nel nord dell’Europa. A supporto di tale teoria vi sono le somiglianze tra i caratteri runici ed i segni del venetico, ed il probabile contatto di popoli germanici con le iscrizioni ed i popoli nord-italici.
Rimane tuttavia ancora poco chiara l’evoluzione del carattere runico a partire da quello italico, e non ha ancora trovato risposta l’interrogativo circa quali suoni possano aver subito una mutazione nel passaggio dal periodo pre-runico a quello runico. Le rune sono infatti un tipo di scrittura alfabetica, in cui ad ogni segno o grafema corrisponde un fonema, ma non possono considerarsi un alfabeto in senso stretto poiché non seguono l'ordine delle lettere dell'alfabeto di origine semitica e pertanto la sequenza delle rune (che nelle lingue germaniche antiche era chiamata “*r.nrad” “fila delle rune” o “sequenza runica”, come ancora oggi in svedese è “runrad”) viene preferibilmente designata dal nome delle prime sei lettere della sequenza:futhark.
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