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Vecchio 23-July-2008
Eugenia Eugenia Non in Linea
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Ciao Silvanus, scusa il ritardo nel risponderti,
la teoria del Prof. Prosdocimi attualmente è la più accreditata: la scrittura venetica di Gurina, che utilizzava segni di chiara origine latina, nonché la presenza sull'elmo di Negau B di un'iscrizione composta di re parole germaniche ma in caratteri venetici è molto significativa:"Harigasti teiva hil" = " Harigasti a Teiwaz (il dio della guerra) l'elmo dedica". L'analogia tra le rune ed i segni della scrittura venetica non può essere casuale, perchè è molto marcata sotto il profilo grafico e tipologico. Basti pensare alla preferenza del tratto angolato, alla variabilità nella direzione (sinistrosa, destrosa, bustrofedica = le righe andavano alternativamente da sinistra a destra e da destra a sinistra, come i solchi tracciati da un aratro), alla semplificazione delle doppie, allo stesso sistema di punteggiatura.
Nel nome futhark inoltre, si può ritrovare un calco del venetico vdan, accusativo singolare di vda-, che corrisponde al latico abecedarium e al greco alphabetos, dove "v" e "d" rappresentano i primidue segni della sequenza alfabetica devocalizzata delle tavolete votive venetiche. Questa caratteristica, tra l'altro, è anche comune all'ogam, la cuisequenza si chiama betheluis-nin, dai segni primo, secondo, quinto.
La teoria che fa riferimento all'alfabeto venetico non è ancora una verità inconfutabile, però risulta la più convincente e lo scarto temporale che intercorre tra le prime attestazioni runiche (II sec. d.C.) e le ultime venetiche (fine I sec. a.C.) può essere facilmente giustificato con la perdita di iscrizioni incise su materiale facilmente deperibile come il legno.
I massimi studiosi delle lingue dell'Italia antica che si stanno occupando di questa teoria sono il già citato Prof. Prosdocimi e Helmut Rix (1992; 1997).
cfr. anche A.L. Prodocimi, "l'alfabeto venetico delle iscrizioni di Idria e gli alfabeti delle iscriioni di Negau (A,B) e Vace" (Appendice a A.L. prosdocimi-P. Scardigli, Negau, pp. 179-201) in "Italia Linguistica nuova e antica. Studi linguistici in memoria di Oronzo Parlangeli", acura di V. Pisani e C. Santoro, Gelatia: Congedo Editore, 1976, II, pp. 203-229.
A.L. Prosdocimi, "l'origine delle rune come trasmissione di alfabeti" in "Studi linguistitici e filologici per C.A. Mastreli, Pisa, Pacini Editore, 1985, pp. 387-399.
A.L. prodocimi, "sull'etruschità linguistica e culturale" in "Etrusker noerdlich von Etrurien. Etruskische Praesenz in Norditalien und noerdlich der Apen sowie ihre Einfluesse auf die einheimische Kulturen. Akten des Symposiums von Wien, Schloss Neuwaldegg, 2-5 Oktober 1989", herausgegeben von L. Aigner Foresti, Wien: Oesterreichischen Akademie der Wissenschaften, 1992, pp. 443-472.
H. Rix, "Thesen zum Ursprung der Runenschrift", in "Etrusker noerdlkich von Etrurien"
H. Rix, "Germanische Runen und venetische Phonetik", in "Vergleichende germanische Philologie und Skandinavistik. Festschrift fuer O. Werner", herausgegebn vpon Th. Birkmann, H. Klingelberg et alii, Tuebingen, Max Niemeyer Verlag, 1997, pp. 231-248.
Cfr. anche Haas 1955; 1965.

Per quanto riguarda la seconda domanda:

L'ordine delle rune non corrisponde a nessuno degli alfabeti di origine mediterranea ed inoltre contrariamente alle scritture mediterranee, l'alfabeto runico non è mai sato impiegato per redigere documenti di tipo amministrativo o giuridico.
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