Concordo sulla necessità di ritornare in tema. Mi dispiacerebbe vedere questa discussione degenerare in uno sterile muro contro muro che non condurrebbe da alcuna parte.
Torniamo all'argomento di partenza e valutiamo gli elementi (
quelli certi) che potrebbero realmente suggerire l'esistenza di una qualche alta cultura precolombiana nell'area amazzonica; intorno ai quali potere costruire un discorso coerente o formulare ipotesi ragionevolmente basate sui fatti (
almeno quelli noti, visto che su ciò che non è noto difficilmente è possibile intavolare un discorso su basi comuni).
In primo luogo, esistono numerose tradizioni mitiche, diffuse in tutta l'America centro-meridionale, sulla venuta di uomini bianchi. Sebbene sia possibile pensare ad una contaminazione tarda, influenzata dalle testimonianze o talora dalle incomprensioni dei cronisti, è un fatto l'esistenza di raffigurazioni sicuramente precolombiane di individui con tratti non amerindi (
europoidi). Le più antiche sembrano risalire ai primi secoli avanti Cristo (
III secolo a.C. circa - periodo formativo), periodo cui risale il gruppo dei
Danzantes di Monte Alban, molti dei quali effigiati con barbe e profili europoidi.
Anche nell'area Sud-americana, e sempre nel periodo formativo, compaiono ritratti di individui barbuti (
Tiwanaku - monolito barbado), occasionalmente ripresi nella coreoplastica e oreficeria di epoca tarda e fino all'epoca incaica.
Un possibile collegamento con l'area amazzonica (
almeno per quanto riguarda le raffigurazioni Sud-Americane) è possibilmente rappresentato dall'apparato simbolico che fa da contorno: serpenti, giaguari, caimani: animali non presenti sugli altopiani andini, ma che compaiono fin dalle origini nel pantheon delle prime culture andine, come Tiwanaku, Huari e soprattutto Chavin de Huantar.
Analisi genetiche condotte su reperti ossei nell'area di Tiwanaku hanno per altro fornito elementi favorevoli all'ipotesi di un'origine amazzonica delle attuali popolazioni andine pre-aymara. La stessa origine amazzonica degli idiomi Quechua e Puquina, parlati in epoca incaica, è stata più volte avallata.
In epoca coloniale, troviamo inoltre numerose descrizioni di incontri con uomini bianchi. Va detto tuttavia che si tratta di descrizioni spesso fantasiose o infarcite di particolari mitici o leggendari (
non è per altro mai chiaro se si tratti di individui di carnagione chiara o, più probabilmente, di un riflesso dell'usanza, tuttora diffusa presso alcune popolazioni amazzoniche, di dipingersi il corpo).
Esiste poi almeno un documento ufficiale (
se si escludono i relatori dei Bandeirantes del XVII e XVIII secolo, non sempre obiettivi o attendibili) che confermerebbe la scoperta di città di pietra nell'area amazzonica (
o comunque sul versante orientale della cordigliera): si tratta del manoscritto scoperto da M. Polia presso gli archivi vaticani e contenente un relatorio dell'ordine dei gesuiti sull'evangelizzazione degli Indios del Paytiti, la cui città è descritta come edificata sul modello di Cuzco, con grandi edifici in pietra e ornamenti d'oro.
Più recentemente, scoperte come quelle di Terra Preta, di Pusharo, o del riparo di Pedra Pintada, hanno fornito un quadro più particolareggiato delle antiche civiltà amazzoniche, rivelando un paleoclima molto diverso dall'attuale e un paesaggio fortemente antropizzato. Se questo conferma l'esistenza di alte culture amazzoniche (
dove per alte culture si intende in tal senso civiltà agricole stratificate e dotate di una organizzazione politica e sociale complessa), non ha potuto tuttavia confermare l'esistenza di veri e propri centri cerimoniali con edifici monumentali in pietra, sul modello dei centri meso-americani e dell'area andina. Va detto tuttavia che nulla ne esclude, in linea di principio, l'esistenza: civiltà capaci di modellare il paesaggio costruendo veri e propri agglomerati di molte centinaia di abitazioni in legno, strade e terrapieni erano probabilmente anche in grado di realizzare strutture in pietra o veri e propri centri cerimoniali; pur con il vincolo di una generale carenza di materiali da costruzione nell'area amazzonica in senso stretto (mentre abbondanti cave di pietra si trovano sia nel Roraima, che sul versante orientale della Cordigliera).
A partire dagli anni '20, numerose spedizioni si sono succedute nell'area amazzonica. Sono personalmente della convinzione che il colonnello Fawcett fosse fondamentalmente in buona fede nell'affermare di essersi più volte imbattutto in vestigia megalitiche (
e del resto solo pochi anni fa è venuto alla luce in piena Amazzonia un intero circolo di menhir, probabile testimonianza di una civiltà agricola capace di complessi calcoli solstiziali legati ai cicli delle stagioni si veda:
Another ‘Stonehenge’ discovered in Amazon - Science - MSNBC.com).
Tuttavia, attribuire un'aura di mistero o persino di segretezza a questo tipo di ricerche mi sembra del tutto controproducente. Prima di tutto, perchè scoperte come quella sopra riportata o quelle di Terra Preta non fanno che confermare il crescente interesse archeologico verso l'area amazzonica; in secondo luogo, dal momento che tutto ciò non ha fatto negli anni che sortire l'effetto opposto: cioè quello di fare ricadere l'intera questione delle alte culture amazzoniche nei terreni della fanta-archeologia, alimentando perciò (anzichè spegnere) lo scetticismo verso questo tipo di teorie o proclami, quasi mai documentati o suffragati da fatti.