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Vecchio 20-June-2006
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astracedi
Giusto per non essere frainteso, non intendevo che un sordomuto, in assoluto non possa fare un lavoro a contatto col pubblico (con gli opportuni accorgimenti) quanto che si potrebbe trovare un'occupazione più consona.
e un laureato lo vedi bene in biglietteria? Se la persona accetta quel lavoro (magari non solo per necessità)... perchè no... o ci vuole lo psicologo che sceglie per lui il lavoro più consono alle sue capacità o attitudini, dicendo che cosa sia bene o male per lui?
Se fosse la persona a dire: no io quel lavoro non lo voglio fare, me lo avete dato solo per tappare un buco, beh allora sarei d'accordo... ma che si dica che quel tipo di lavoro non è adatto a priori, soprattutto in quel caso, lo sono un pò meno.
Comunque va bene dai... non andiamo oltre... alla fine non siamo poi così distanti, e magari parlandoci ci saremmo capiti all'istante (questo è il limite di un forum).

Quote:
astracedi
Per inciso, dalla descrizione di Ake, avevo desunto che ci fossero stati problemi di comunicazione, ovvero che si trattasse di un sordomuto non in grado di comprendere quanto gli veniva chiesto e, credimi, esistono anche questi casi.

Mia moglie, che oltre ad essere disabile lei stessa essendo epilettica, lavora come educatrice in strutture per hadicappati. In particolare ha lavorato con la Lega del Filo d'Oro. In quel caso si tratta di sordociechi, ma ha (e ho personalmente) conosciuto diversi sordomuti, tra cui veri sordomuti totali con cui, a meno di non essere stato adeguatamente istruito, è veramente difficile comunicare.
Ciao
Marco
già... è triste che non gli si dia la possibilità di avere una vita migliore. Purtroppo non sempre le cose vanno come invece dovrebbero (quasi mai), e un pò di colpa è nel pregiudizio delle persone, che non aiuta loro a capire che possono e devono lottare per avere una vita completa, che gli spetta di diritto.

Ti ammiro per il tuo impegno nel volontariato.

ciao
Ivan
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