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| ivan una domanda da profano
Ma la caduta di un meteorite o di un frammento di cometa di piccole dimensioni, in grado di produrre effetti a breve termine, ma non a lungo termine (inondazioni improvvise e lento ritiro delle acque), produrrebbe comunque delle evidenze geologiche? |
La risposta è sì, ma bisogna vedere su che scala e che tipo di evidenze.
Innanzitutto innondazioni improvvise sulla costa (tsunami), sia che questi siano causti da meteoriti o da più normali terremoti o frane sottomarine, lasciano dei sedimenti molto particolari, detti tsunamiti o tempestiti, abbastanza ben individuabili da un geologo con un minimo di esperienza.
Più difficile è capire se si tratta di un asteroide o di cause endogene.
L'impatto di un meteorite rilascia energie enormi che vaporizzano letteralmente sia tutto o buona parte del meteorite sia le rocce che subiscono l'impatto; questi vapori e aerosol di rocce fuse si solidificano rapidamente producento delle goccioline vetrose (in genere microscopiche) dette tectiti. Le rocce appena più distanti che non vengono fuse o vaporizzate vengono polverizzate; anche queste polveri presentano al microscopio strutture particolari, dovute a metamorfismo di altissima pressione, riconoscibili nelle lamelle di quarzo cosiddetto "shocked". Gli asteroidi o altri corpi celesti hanno inoltre percentuali di alcuni elementi ben diversi da quelli rintracciali sulla terra (è ben noto la concentrazione di Iridio in corrispondenza dell'impatto avvenuto 65 milioni di anni fa). Una anomalia chimica nella composizione delle rocce indicante una percuntuale alta di Iridio o Elio3 (in tracce) è un indicatore significativo.
Il problema riguardo agli impatti di dimensioni medio piccole è la diffusione areale degli indicatori sopra descritti. L'impatto di un meterite di 30 km di diametro (come 65 milioni di anni fa) coinvolge milioni di tonnellate di rocce che vengono vaporizzate o polverizzate e proiettate per decine di chilometri nella ionosfera. Le polveri e le microtectiti hanno quindi tutto il tempo di rimanere nella stratosfera, o addirittura in orbita (è questo meccanismo che causa il cosiddetto inverno nucleare) e ricadere lentamente in ogni parte del pianeta, lasciando a testimonianza dell'evento uno strato individuabile su scala planetaria su tutte le rocce formatesi in quel momento. E' così che l'impatto del meteorite che 65milioni di anni fa ha causato l'estinzione di massa, è stato individuato a Gubbio e solo successivamente si è rintracciato il cratere in Yucatan.
Bolidi più piccoli causano nubi di gas e polvere più piccole e meno alte, che non raggiungono la stratosfera o la ionosfera, quindi microtectiti e quarzo shockato si troveranno in aree progressivamente più prossimali all'impatto man mano che si considerano bolidi più piccoli. Per essere più precisi, su scala globale possono trovarsi questi indizi, almeno per i casi non troppo piccoli (meteoriti dal chilometro in su, diciamo) ma saranno meno facilmente individuabili perché numericamente poco significativi.
Naturalmente l'altra possibilità è di individuare direttamente il cratere, cosa però non facile in aree geologicamente attive o altamente antropizzate.
Quando si parla di cadute di bolidi in mare, vale tutto quanto scritto sopra, con una precisazione: se si tratta di corpi relativamente piccoli (qualche centinaio di metri di diametro) diventa importante capire se l'impatto avviene in oceano - dove lo spessore delle acque si aggira intorno ai 5000 metri - o in acque di scudo continentale (ovvero non troppo distanti dalle coste, con una profondità di poche centinaia di metri).
Nel primo caso la maggior parte dell'energia dell'impatto non produrrà fusione di roccia ma di acqua, lasciando quindi scarsi indizi tipo tectiti e compagnia bella e nessun cratere da impatto; l'energià rilasciata produrrà però tsunami di proporzioni veramente imponenti e nelle coste adiacenti dovrebbero essere facilmente individuabili sedimenti tipo tsunamiti.
Nel secondo caso ci troviamo di fronte ad una situazione non dissimile ad un impatto terrestre, con in più uno tsunami però di dimensioni immagino paragonabili a quelle di un grande terremoto (Sumatra, per intenderci) a meno di non trovarsi proprio di fronte. Anche qui credo che il cratere da impatto risulti poco o nulla evidente.
Ovviamente il discorso è diverso se si parle di bolidi più grandi: quello caduto nell'odierno Yucatan incontrò il mare, in un punto di confine tra scudo continentale e fondo oceanico.
Per il rapporto tra catastrofismo e archeologia (compresi gli impatti extraterrestri) consiglio di dare un occhio ai seguenti link:
http://www.knowledge.co.uk/sis/cambconf.htm http://www.knowledge.co.uk/sis/cambproc.htm http://www.personal.eunet.fi/pp/tilmari/tilmari2.htm http://www.pibburns.com/catastro/clubenap.htm (vari link interessanti)
ciao a tutti.
Marco