Visualizza messaggio singolo
  #1 (permalink)  
Vecchio 15-December-2006
astracedi astracedi Non in Linea
AI senatus
 
Data Registrazione: Oct 2005
Luogo: Osimo (An)
Messaggi: 824
Predefinito illustrazioni ricostruttive

Approfitto della sollecitazione di Ivan, per sapere le vostre opinioni, in senso molto generale, sull'utilizzo delle immagini ricostruttive sia in ambito divulgativo (e didattico) che più propriamente scientifico.

Di professione sono un grafico-illustratore specializzato in divulgazione.
A me sembra che l'illustrazione ricostruttiva sia uno strumento fondamentale per fornire un'immagine più "leggibile" rispetto ai semplici resti archeolgici. Più leggibile sia per un pubblico generico incapace a decifrare i dati tecnici, ed utile anche agli specialisti per fornire un'immagine d'insieme di quello che si sta studiando. Un archeologo che, ad esempio, faccia la ricostruzione dell'alzato di un edificio di cui restano solo poche decine di centrimetri di mura, fa un'operazione largamente ipotetica. Ai disegni tecnici che un archeologo può fare in questi casi, l'illustratore è in grado di aggiungere elementi che ne aumentano l'impatto visivo e, soprattutto, forniscono "un'anima", un'idea di "vissuto" che fa aumentare la comprensione di un'intera epoca e di un modo di vivere diverso. Allo stesso tempo. però, finisce inevitabilmente con l'aumentare il grado di incertezza, perché inserirà alcuni elementi (colori, materiali, atmosfera generale) largamente frutto di considerazioni personali, se non di mera fantasia.
Zdeneck Burian, un celebre llustratore del secolo scorso, nelle sue ricostruzioni dell'uomo di Neanderthal, seguì le indicazioni di un paleoantropologo dell'epoca (non ricordo chi) che si basò su un esemplare affetto da una patologia deformativa delle ossa, il risultato fu la ricostruzione di un Neanderthal dall'aspetto particolarmente primitivo, esageratamente massiccio, col collo troppo corto. A questo Burian aggiunse particolari personali come la nodosità degli arti, peluria "selvaggia" e una ricostruzione del viso con tratti estremamente grossolani. Tutto ciò porto per lungo tempo all'identificazione del Neanderthal con un'immagine da autentico bruto, solo recentemente smentita.
Eppure, sia pur nel suo errore, Burian riuscì a dare un'idea dal fortissimo impatto visivo e a rendere tangibile un mondo – sia al grande pubblico che agli specialisti – come nessuna fotografia di un cranio fossile sarebbe mai riuscita.
In alcuni casi, poi, mi sembra che l'illustrazione sia l'unico ponte tra scienza specialistica e divulgazione.

A volte ho avuto l'impressione che da parte del mondo accademico, o di alcuni suoi membri, ci sia una certa diffidenza nell'avallare operazione ricostruttive che, per forza di cose inseriscono ulteriori elementi di incertezza, come nel caso di Burian, ma altre volte rendono "vivo" l'oggetto dei propri studi.

Negli stessi illustratori, a volte, ma molto più spesso negli editori, mi è parso di vedere una certa noncuranza per l'accuratezza scientifica, puntando più sul facile effetto, sull'impatto visivo, il gusto artistico e la facile riconoscibilità. In campo didattico, soprattutto, la cosa è particolarmente diffusa. Un caso personale: una casa editrice ha insistito perché in un testo scolastico per le Medie, disegnassi i vichinghi con i soliti elmi con le corna, anche se storicamente errati, perché "più riconoscibili".

Vorrei sapere cosa ne pensate di tutto ciò.

grazie
__________________

Marco Astracedi
www.pangeacom.it

Ultima Modifica di astracedi : 15-December-2006 17:19.
Rispondi Citando