Simone82, ti darei un bacio;-) !!! Quoto in toto quanto dici.
Purtroppo la professionalità di un illustratore, nelle case editrici, specie se con un pubblico di bambini/adolescenti (che è la fascia di pubblico più "delicata" e sulla quale bisognerebbe prestare attenzione, viene riconosciuta solo per l'aspetto "artistico", ovvero sulla capacita di fare un disegno di notevole impatto visivo, mentre l'affidabilità scientifica dell'illustratore passa decisamente in secondo piano, o anche più in là, visto che la scelta dell'illustratore viene fatta sempre più spesso su base economica.
Il rapporto tra illustratore e curatore scientifico (quando ce n'è uno) non è sempre facile... Nel caso che l'illustratore abbia già di suo un minimo di competenze tecniche tra le due figure può sorgere una sorta di reciproco feed-back positivo, nel quale l'illustratore stesso chiederà altri particolari e così via fino ad una ricostruzione veramente ottimale. Quando invece si tratta di un illustratore "generico", anche per esperienza personale mi sembra di poter dire che il curatore scientifico tenda ad "accontentarsi" adeguandosi ad un livello divulgativo molto elementare.
Quando poi il curatore scientifico non c'è, allora spesso l'editore o la redazione spingono l'illustratore ad "andare sul sicuro" facendo riferimento a cose già viste.
Nel mondo della didattica questa cosa assume toni veramente allarmanti, anche per il compito formativo che dovrebbero sostenere. Casi come quello dell'elmo vichingo ne potrei citare a decine se non centinaia, in molti dei quali, pur facendo notare che la cosa si poteva risolvere in modo diverso e più scientifico, mi hanno sempre detto di fare come da loro richiesto perché "così compare in tutti gli altri sussidiari".
La cosa grave, infatti, è che le case editrici che fanno didattica si copiano l'un l'altra, ovvero seguono la maggioranza, come tante pecore. In questo modo nei sussidiari delle elementari, e nei libri delle medie (ma anche le superiori non sono esenti da questo problema) si trovano ignobili castronerie o idee superate da trent'anni.
Personalmente cerco di porre la correttezza scientifica ai primi posti, e facendo ciò ho contribuito a far elevare il livello qualitativo della casa editrice per cui lavoro, ma non è sempre facile.
Vi faccio un esempio di questi giorni. Per la sezione di scienze di un sussidiario delle elementari ho dovuto illustrare un esperimento che il bambino dovrebbe ripetere: sopra un bicchiere pieno d'acqua viene posto un cartoncino, mettento una mano sopra il cartoncino il bicchiere viene capovolto; poi si toglie la mano dal cartoncino e questo dovrebbe rimanere tranquillamente al suo posto.
Ora, a parte il fatto che non esiste nessuna legge fisica che spieghi come vincere la forza di gravità esercitata dall'acqua - la pressione atmosferica, che secondo gli autori dovrebbe spiegare il fenomeno, ovviamente non basta se il foglio non viene prima appoggiato sottovuoto – gli ho fatto notare la cosa chiedendo al redattore se voleva far bagnare i pantaloni di tutti i bambini che ci avessero provato, mi ha risposto: «In effetti mi sembrava un po' strano e ho fatto una prova e ho visto che non funziona. Però gli autori mi dicono che compare in tutti i sussidiari. Mettilo ugualmente...»
Triste, no?
Simone dice che bisogna contestare le case editrici, che puntano sul fantastico (o sul gia visto, aggiungo io). Eppure io campo anche grazie ai (pochi) soldi che l'editore paga perché io faccia quello che vuole lui. Bel dubbio amletico, no?
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