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Vecchio 16-December-2006
astracedi astracedi Non in Linea
AI senatus
 
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Rispondo a Mario, ringraziandolo per utilissime precisazioni sugli aspetti genetici della teoria dell'Eva africana.

Sono però in disaccordo con lui su quanto (o su come) dice sugli aspetti paleontologici.
Non mi sembra affatto vero che la maggior parte dei paleontologi siano propensi alla teoria dell'origine multiregionale. Anzi, quelli che tutt'ora propendono o non escludono la multiregionalità in senso stretto – ovvero gli asiatici si sono originati dagli erectus, gli africani dai sapiens, il tutto complicato da possibili migrazioni e incroci – sono decisamente una minoranza.

Molti di più sono i paleontologi che propendono per un'origine africana "sfumata", cioè che, in contrasto con i dati derivati dal mtDna, non escludono la possibilità di incroci tra i nuovi immigrati di origine africana e le arcaiche popolazioni autoctone. In questo modo ci sarebbe stato un apporto nel DNA dei sapiens da parte delle popolazioni con cui veniva a contatto, non tale però da rendere le nuove popolazioni molto distanti tra loro, geneticamente e morfologicamente, nelle varie parti del mondo. Possibili apporti genetici di popolazioni più antiche sono stati invocati, ad esempio per spiegare la morfologia particolarmente arcaica dei più antichi abitanti dell'Australia (e qualcuno sostiene che possa in parte spiegare l'aspetto "primitivo" degli aborigeni attuali). Proprio nel caso dell'Australia sono però stati invocati diversi flussi migratori, solo il primo dei quali testimonierebbe, a livello paleontologico, una mescolanza di caratteri. L'ipotesi di diverse ondate migratorie, anche nelle altre parti del mondo, insieme al generale rimescolamento dovuto alle migrazioni più recenti (anche in epoca storica), spiegerebbe la scomparsa di eventuali tracce di "miscugli di sangue" – ad esempio con i neanderthal – nella popolazione attuale.

In realtà la cosa per molti è ancora più "sfumata" perché in molti casi è ben difficile, dal punto di vista paleontologico, distinguere tratti derivati da una mescolanza di sangue da quelli dovuti a semplice convergenza evolutiva. Per fare l'esempio, citato da Mario, dei tratti neanderthaliani presenti nelle mandibole dei primi sapiens europei, è difficile escludere che si tratti appunto di convergenza evolutiva: la forma della mandibola dipende soprattutto da cosa si mangia, allo stesso tipo di cibo corrisponde una stessa forma della mandibola e della dentatura.
La presenza nei moderni aborigeni di una vistosa cresta periorbitale, anche se non paragonabile al torus orbitale degli erectus, è stato da alcuni associato ad un possibile tratto arcaico derivato dagli erectus (forse Milena ricorderà che avevo affrontato questo punto sul forum di antrocom, punto che poi ho in parte approfondito). In effetti, apparentemente è un tratto che sembra non avere spiegazione come adattamento ambientale, però possiamo veramente escludere con certezza che non ci sia un qualche motivo ambientale, ancora non compreso, tale da escludere un fenomeno di convergenza evolutiva?
D'altra parte, anche gli emigranti sapiens, se pensiamo a diversi flussi nell'arco del tempo, non sono stati sempre gli stessi e già all'interno dell'Africa si vedono differenze morfologiche (non per niente si distinguono due sottospecie di H. sapiens: sapiens hidaltu e sapiens sapiens).

Mario dice anche: «Non ci sono evidenze che "tecnologie" paleolitiche del H.sapiens africano siano state introdotte in Asia o altrove.»
Mi sembra di poter contestare questa affermazione. Almeno per quanto ne so, pur non essendoci una stretta parentela tra l'industra africana e quella asiatica dei sapiens (ma ci sono alcune migliaia di km e altrettante migliaia di anni di distanza), in Asia orientale, l'industria litica, che era rimasta fondamentalmente ai livelli dell'Acheuleano, ha un improvviso sviluppo proprio in concomitanza della comparsa dei sapiens.

Per ultimo, vorrei sottolineare che la classificazione dei neanderthalensis come specie separata dai sapiens (e quindi, presuntivamente, non interfertili) è avvenuta, prima ancora che su base genetica (mtDNA), su base semplicemente paleontologica, con un'analisi cladistica dei diversi tratti ancestrali e derivati. Se a torto o a ragione, questo è ancora da vedere.

Riassumendo, mi sembra più corretto dire che i paleontologi (salvo alcune eccezioni) sono più favorevoli non alla teoria multiregionale ma ad una visione meno rigida della teoria dell'Eva africana.


Ripondendo a Milena, invece, riguardo alla necessità di avere datazioni più precise perché "più si va indietro e meno esse sono precise......", vorrei dire che se l'affermazione è corretta nei suoi limiti generali, in realtà bisogna vedere caso per caso. La cosa è tanto più vera in paleoantropologia, dove la datazione viene ricavata quasi sempre dal contesto stratigrafico. Per fare alcuni esempi, può esistere un caso, di datazione relativamente recente ma molto approssimata, perché mancano polveri vulcaniche per la datazione radiometrica o perché queste compaio in strati molto distanti da quello del rinvenimento, fornendo così solo una base ed un tetto temporale piuttosto ampio. Può invece esserci il caso di un reperto molto più arcaico che si trova proprio in sedimenti vulcanici (es. le orme di Laetoli) e quindi databile radiometricamente con precisione.
Sinceramente non ho in mano dati per distinguere le comparse di quali specie siano cronologicamente più affidabili e quali no (finora sono andato a memoria, senza infatti citare nomi o lavori precisi). POsso provare a rigleggermi un po' di cose, ma non nell'immediato perché sono veramente impegnatissimo.

Lavori sul popolamento umano, ne esistono diversi, sia accademici che più divulgativi. Per quelli a carattere genetico, credo che Mario possa fornirti dati più accurati dei miei. Per quelli più paleontologici, devo fare una piccola ricerca tra le cose che ho archiviato. Ti prego però di aspettare qualche giorno, quando saro più libero (spero).
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Marco Astracedi
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Ultima Modifica di astracedi : 16-December-2006 20:08.
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