Discussione: catullo e l'otium
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Vecchio 13-January-2007
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Ille mi par esse deo videtur,
ille, si fas est, superare divos,
qui sedens adversus identidem te
spectat et audit

dulce ridentem, misero quod omnis
eripit sensus mihi: nam simul te,
Lesbia, aspexi, nihil est super mi
<Lesbia, vocis,>
lingua sed torpet, tenuis sub artus

flamma demanat, sonitu suopte
tintinant aures, gemina et teguntur
lumina nocte. -

otium, Catulle, tibi molestumst:
otio exultas nimiumque gestis:

otium et reges prius et beatas
perdidit urbes.


Fonte per il testo latino: bibliotheca Augustana

Tuttavia l' "et" al v. 11 non mi torna molto.

Secondo me il poeta vuole scherzare, con il testo e con la scelta metrica, perņ non ricordo come finisce in Saffo (e se finisce), sarebbe fondamentale controllare questo.
La scrittura accentata personalmente non mi piace molto, penso che la recitazione antica non potesse affatto essere con accenti ma piuttosto con una melodiosa modulazione della lunghezza delle vocali.
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