Quote:
Mdd
Beh, ti rinnovo il benvenuto e mi auguro che vorrai intervenire di nuovo anche nelle altre discussioni.
Intanto grazie per aver condiviso l'interessante articolo.
Buon lavoro per il tuo romanzo.
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Grazie Mdd,
io un percorso un po' strano. Mi sono laureata in Lettere Moderne a Milano Statale - sono milanese - frequentando... Medicina. Sono stata interna a Psicologia di Medicina e a Psichiatria (dove ho imparato tutto) e mi sono specializzata in Psicologia. Ho sempre lavorato, come psicologa, in équipe con medici, neurologi.
Poi mi sono trasferita a Catania e ho lavorato per anni presso la Clinica Pediatrica Universitaria... gratis, ma ho imparato moltissime cose, ho fatto amicizie e mi sono divertita. La quarta protagonista è una specializzanda in Pediatria.
Quando ho smesso, anche per ragioni di salute, mi sono messa a... ristudiare la storia da grande, sulla base della mia cultura, che era insieme umanistica e scientifica, mettendo insieme tanti punti di vista completamente diversi.
Di archeologia ho seguito qui un seminario del prof. Pettinato per specialisti archeologi, eravamo 8 archeologi più io, nove.
Ho sviluppato una grande passione per la linguistica, unita a una certa sensibilità per le lingue antiche. Ho approfondito moltissimo l'antropologia culturale, materia illuminante. Ma ho fatto tutto questo sull'imput della mia curiosità senza seguire noiosi percorsi standard. Ho scoperto moltissime cose e avevo scritto un saggio, mai finito, che risultava però un po' pesante da leggere.
Così a un certo punto ho incomiciato a trasferire parte di quei temi in un romanzo, "intrigante" perchè incomincia con un mistero da scoprire, scorrevole perchè i temi culturali sono raccontati da un personaggio agli amici in forma parlata e dialogata, più attraente dell'esposizione didascalica. C'è anche una pittura d'ambiente, un ambiente che conosco, e di una generazione, i miei protagonisti hanno dai 25 ai 30 anni, ma i giovani che hanno letto dei brani mi hanno detto che sono attendibilissimi, anche nel linguaggio. Sono un po' tanto colti, ma sono futuri professori universitari o cose del genere. Spezzo più di una lancia a favore dei giovani. C'è una bellissima storia d'amore, c'è amicizia e anche, sullo sfondo, la generazione dei genitori. C'è la descrizione fisica di luoghi che conosco e che vale la pena di fare conoscere. C'è la Sicilia che conosco io, diversissima dallo stereotipo.
Mi paicerebbe parlarvi di alcuni temi che ho trattato nel romanzo che sono molto interessanti, ma riguardano più la storia e la lingustica che l'archeologia vera e propria.
Comunque questo brano riguarda un sito (la formattazione se n'è andata...).
"“Filippo, allora ci spieghi ‘sto sito?”.
“Era il santuario confederale dei Siculi e poi ci hanno fatto una città. Lì sotto, dove adesso c’è la fabbrica dell’anidride carbonica c’era il laghetto di Naftia, formato dalle emanazioni di acque sulfuree proveniente da piccoli crateri. Diodoro Siculo li paragona ad una grande caldaia piena di acqua bollente che schizza fuori con violenza e si alza in alto con dei profondi boati e un forte odore di zolfo. I crateri, personificati nelle due divinità sicule dei Palici, erano oggetto di culto. Come racconta Diodoro ci si prestavano giuramenti ordalici. I giuramenti davanti al tempio seguivano dei riti particolari: in inverno, quando il lago era pieno d’acqua, chi si apprestava a giurare ci doveva lanciare una tavoletta su cui aveva scritto la sua verità. L'innocente vedeva galleggiare la tavoletta, il colpevole la vedeva affondare. Sembra che il modo di dire ‘la verità viene sempre a galla’ venga da questo rito. Quando il lago era asciutto invece chi giurava doveva toccare, restando in piedi e con gli occhi al cielo, uno dei crateri. Il colpevole rimaneva vittima delle esalazioni mentre l'innocente si salvava. E' ovvio che il giudizio divino era gestito dal sacerdote che stabiliva in precedenza la posizione per il giuramento o la consistenza della tavoletta. A volte chi giurava invece di morire rimaneva solamente accecato dalle esalazioni. Naturalmente c’era un oracolo e fungeva da tribunale supremo per le controversie. Diventò anche luogo d’asilo per gli schiavi.
Più sopra, gli scavi hanno messo in luce due edifici sacri: uno databile al VII sec. aC e l’altro, un elegante tempietto lungo 25 metri, della fine del V sec. aC, quello di cui vi farò vedere la ricostruzione. Da qui una scala intagliata nella roccia, vedete lassù? permette di raggiungere l'acropoli della città ospitata sulla Rocchicella, l'antica Palikè, fondata da Ducezio, il capo dei Siculi che si erano ribellati ai Greci. Palikè fu la capitale della nazione sicula. La città era in posizione strategica e dominava tutta la vallata dei Margi”.
“Margi?”.
“Sì, vuol dire paludi. La città era stata messa sotto la protezione delle antiche divinità sicule del santuario per darle una consacrazione ufficiale. Ducezio è un personaggio storico, era nato a Nea, cioè Noto, nel 488 aC, e diventò il simbolo dell’indipendenza sicula contro l’oppressione dei colonizzatori greci. Nel 459 riunì tutte le città dei Siculi in una lega, sacralizzata appunto dalla presenza degli dei Palici, per contrastare l’espansione dei greci. Quando però Ducezio morì nel 440 aC finì tutto. Siracusa ne approfittò per liquidare ogni forma d’indipendenza delle città sicule: molte le assoggettò, altre le rase al suolo, Palikè fu distrutta. Il culto dei Palici comunque rimase ancora vivo nei tempi successivi, tanto che quando nel II secolo aC ci furono in Sicilia le guerre servili contro Roma, i Palici diventarono i protettori degli schiavi. E’ probabile che poi il culto dei Palici sia stato abbandonato perché non c’è nessuna chiesa o santuario cristiano di sostituzione.
Adesso entriamo nell'edificio che vi faccio vedere la videocassetta, così si capisce meglio com’era il tempio e poi vi faccio vedere l’antiquarium che è veramente interessante, ci sono cose carine”.
“Che poi” disse Gae “Palagonia è Palike Nea, la città ricostruita dai greci”.
“E’ curioso che questo simbolo dell’indipendenza dei siciliani sia stato quasi dimenticato, molta gente non sa neppure che esista” osservò Dariella, ma Filippo ribattè “Dell’indipendenza dei siculi, perché nel frattempo i siciliani, qui, sono diventati più greci che siculi”. E Maila aggiunse “Nella Sicilia orientale la componente genetica greca è quella prevalente”. “Forse per questo i discendenti dei greci non mettono neanche le indicazioni stradali per Palikè!” ridacchiò Filippo."