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Vecchio 02-March-2007
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Lelia Lelia Non in Linea
AI gens
 
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Personalmente sono convinto dell'importanza dell'antropologia, sia di per sè, sia nei confronti della storia e dell'archeologia. Ugualmente ne condivido la vocazione alla comparazione (ma altrettanto alla distinzione. L'altalena tra il particolare e il generale credo sia sì la chiave migliore per capire l'uomo e la sua storia). Proprio per questo misi nel piano di studi esami di antropologia culturale, antropologia sociale, sociologia, storia delle religioni, ecc. Con le società segrete delle società tribali non mi ci sono mai incontrato. Che possano servire a capire certi aspetti della politica attuale non faccio fatica a crederlo. Ricordo che dopo l'esame di storia contemporanea approfondii certi aspetti della politica contemporanea, dalle società misteriosofiche alla cultura magica del nazismo fino alla P2, argomenti ancora in corso di approfondimento da parte mia (purtroppo il tempo è quel che è...).
Ritengo però che ci siano anche dei rischi nell'adozione acritica di teorie e paradigmi di orgine antropologica, fondati sull'etnografia di società che, per quanto erroneamente ritenute senza storia, una storia ce l'hanno e restano comunque società recenti. Ritengo anche certi risvolti del pensiero antropologico più recente piuttosto pericolosi dal punto di vista epistemologico. Sia generale sia nei confronti della comprensione storica e archeologica. Credo che dal punto di vista della comprensione della nostra storia un uso dei metodi di tutte le discipline, dalla storia all'archeologia all'antropologia, sia maggiormente utile rispetto all'adozione di un metodo solo, evitando però di aderire alle mode passeggere, ad un eclettismo secondo me inconcludente, ed evitando possibilmente le polemiche sterili. Credo anche che dopo aver tanto preso dal pensiero antropologico e da quello storiografico, è ora che l'archeologia diventi anch'essa fonte di teorie e sintesi per le altre discipline. Credo che ne abbia tutti i presupposti e le capacità. Credo anche che servirebbe a risolvere o dissolvere certe polemiche che toccano il campo dell'antropologia così come quello della storiografia, e via via fino al dibattito filosofico, politico e culturale contemporaneo. Opinione mia ovviamente. (E lo dico senza nulla togliere alle altre discipline, e anzi... Provenendo dal corso di laurea in storia almeno una metà della mia formazione è da storico "puro", per cui...).
Guarda che io parlo di comparazione di DATI, che risultano SOVRAPPONIBILI, io ho analizzato dati, non ideologie di antropologi. Un autore come Frobenius, per esempio, è prezioso per tutti i dati che ha raccolto direttamente, ma è da ignorare per quanto riguarda l'interpretazione di questi dati. Se compari dati antropologici tra di loro, con senso critico ovviamente, e coi dati di altre discipline vedi che scopri un'infinità di cose.
Un esempio banale: l'orientamento spaziale dell'inumato e il lato verso cui volge la testa sono significativi, e hanno lo stesso significato in quasi tutte le culture.
Elemento ancora più importante: l'orientamento spaziale nella divisione sociale della tribù, lo trovi dappertutto, fino ai tempi moderni quando perde di significato.
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