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ShemsuHor
Ciao Karl,
capisco che si possa cadere nel "pan-sciamanesimo" (e poi sono gusti) però, riguardo al petroglifo, ho solo riportato un'affermazione presente in un libro che sto leggendo.
In ogni caso, mia opinione è che lo sciamanesimo, anche se in forme diverse, rappresenti una forma religiosa molto diffusa e che sia probabile che alcuni elementi di esso possano rimanere come substrato delle religioni di epoca storica, soprattutto l'uso della simbologia.
Penso che sia prerogativa di ognuno di noi elaborare le informazioni di cui viene in possesso e poi dirsi d'accordo o meno. Io non l'ho visto questo petroglifo, però ritengo plausibile che nel neolitico egiziano esistesse la figura dello sciamano e che possiamo trovarne testimonianze.
Ciao a tutti
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Ciao Shemsu, io non contesto il fatto che possa trattarsi di uno sciamano o qualcosa di simile eh. Capisco anche bene che, giustamente, riporti l'interpretazione corrente, o comunque quella che hai letto. Dico semplicemente che, a rigore, potrebbe essere qualsiasi cosa. Poi possiamo fare comparazioni transculturali e antropologiche sui dati, come si diceva in altra discussione, ed è legittimo e utile, però... Anche i "luminari" sbagliano. Piccolo esempio. Per questioni di tesi stavo leggendo un libro (Verhoeven M., An archaeological etnography of a neolithic community. Space, place and social relations in the burnt village at Tell Sabi Abyad, Syria, Leiden 1999). Ora Verhoeven interpreta l'insediamento di Sabi Abyad e le funzioni dell'architettura rettangolare e circolare ricorrendo allo strutturalismo antropologico e cose di questo genere. E postula una divisione tra nomadi e sedentari, o tra agricoltori e allevatori/pastori. Per cui l'architettura circolare nel caso specifico sarebbe architettura dei sendentari e quella rettangolare dedicata ai nomadi. Possibile. Certamente non è da escludere. Il ricorso a teorie antropologiche non lo valuto a priori negativamente, però... Personalmente non mi convince. Una divisione sociale così netta, che si rifletta nell'architettura e che l'architettura a sua volta contribuisca a strutturare (come ci tiene a precisare l'archeologia postprocessuale e Verhoeven), per un periodo come quello in questione, cioè pre e proto Halaf, la trovo francamente eccessiva. Nulla da dire sul principio postprocessuale secondo il quale l'architettura non è solo un riflesso passivo della società o dell'economia, ma ha a sua volta un ruolo attivo nel contribuire a "cristallizzare" differenziazioni sociali, magari simbolicamente. Però mi pare difficile immaginare, anche facendo ricorso alla letteratura antropologica ed etnografica (per esempio i Nuer studiati da Evans Pritchard), una società in cui gli stessi membri di una famiglia o di una famiglia allargata, compiendo attività come l'agricoltura e l'allevamento, vivano poi di fatto tale "segregazione" spaziale.
Rispondo qui ma vale anche per l'altra discussione, quella sulle figurine Obeid. Bene comparare i dati, io sto comparando i dati delle tholoi Halaf da praticamente tutti i siti in cui sono state trovate, per cercare di ricavarne qualcosa. E bene anche la comparazione attraverso la letteratura antropologica. Ma non è così automatica la cosa, e non è neanche così risolutiva. E' semplicemente la prima e più semplice cosa che si può fare in mancanza di altro... (e del resto è una delle basi della scienza).