Mi trovo d'accordo con Karl. Lo studio delle pratiche culturali etnologiche, in particolare quelle sciamaniche, possono senz'altro offrire spunti di riflessione per lo studio delle culture antiche e le possibili spiegazioni rispetto ai relativi manufatti. Tuttavia credo, come Karl, che sia necessaria una grande cautela.
Innanzitutto trovo rischiosa la tentazione di spiegare manufatti e idee antiche in un'ottica sciamanica, se presa in un'accezione troppo ampia.
Già Milena (mi pare) ricordava come lo sciamanismo in senso stretto sia limitato alle popolazioni mongolico-siberiane (e nord-americane, aggiungo io). In altri casi, pur essendoci a volte precise affinità, l'etnoantropologia distingue abbastanza nettamente fenomeni e figure diverse: le diverse figure degli stregoni o medicine-men delle varie culture non sempre (anzi, raramente) sono perfettamente sovrapponibili alla figura dello sciamano. Le differenze possono essere diverse. Faccio alcuni esempi: la comunicazione con gli spiriti non avviene tramite trance più o meno indotta ma, ad esempio, dalla "lettura" di ossicini o fondi di caffè; la comunicazioen, se c'è, può essere con spiriti di tipo diverso da quelli tipicamente sciamanici (animali, in genere) come, ad esempio i morti; possono esistere pratiche totemiche senza che si debba passare per forza attraverso la mediazione delle sciamano; ecc. ecc.
Lo sciamanismo, in definitiva, è una forma molto particolare di animismo; mentre quest'ultimo, nelle sue diversissime forme è una forma religiosa (o pre-religiosa) diffusissima in ogni angolo del globo, non altrettanto si può dire dello sciamanesimo in particolare.
In quest'ottica trovo azzardate alcune affermazioni che ho letto in questo o in altri thread. Ad esempio il fatto che la Pizia desse i suoi responsi oracolari sotto l'effetto di una droga naturale quale i gas che si sprigionavano dal sottosuolo, non può assolutamente farla rientrare nella catagoria dello sciamanismo perché è del tutto assente l'ambito delle credenze animistiche-totomiche. Per lo stesso motivo, non capisco non capisco l'accenno ad una possibile affinità con lo sciamanismo di Gesù e Budda.
O ancora trovo azzardata la spiegazione come raffigurazioni sciamaniche delle statuette antropomorfe ma con testa di serpente della cultura Obeid: il totemismo, inteso come associazione magica o semplicemente estetica-funzionale con gli animali, esiste anche al di fuori delle pratiche sciamaniche; non c'è bisogno di tirare per forza in ballo lo sciamanismo per spiegare le teste di sciacallo, ibis, falco ecc. nelle rappresentazioni degli dei egizi, oppure per le rappresentazioni di animali nell'araldica medievale.
Riassumendo, non vedo perché l'archeologia dovrebbe usare una precisa categoria antropologica in un'accezione vaga e, soprattutto, fuorviante, quando l'antropologia stessa presenta delle categorizzazioni molto più sottili ed efficaci nella descrizione dei diversi fenomeni.
Non essendo possibile una verifica de visu, ogni spiegazione archeologica presa da un ambito culturale così ristretto presenta dei rischi.
Ammetto che, per fare un esempio, la tentazione di fare un accostamento tra berserker e sciamanesimo è molto forte. I berserker erano una classe di guerrieri nordici (tipicamente vichinghi) che combattevano, nudi, come in preda ad un selvaggio furore animalesco durante il quale il berserk si identificava con una qualche fiera (lupo od orso, da cui la probabile etimologia del nome); questo stato dialterazione psichica era probabilmente indotto o autoindotto (funghi allucinogeno o altre dorghe, alcool, danze ecc.? Su questo aspetto le fonti non sono chiare). Da questa sommaria descrizione i paralleli con alcuni aspetti sciamanici sembrerebbero evidenti, eppure ci si possono porre alcune domande. Chi ci dice infatti che i berserk si sentissero veramente IMPOSSESSATI dallo SPIRITO del lupo o dell'orso (cosa tipicamente sciamanica) e non invece semplicemente FORTI COME questi animali? Chi ci dice che lo stato di alterazione dovuto a droghe o altro fosse finalizzato a mettersi in contatto col mondo degli spiriti e non, più prosaicamente, a sentirsi più forti e violentemente sicuri di sé (è noto che fino all'apoca napoleonica, prima delle battaglie, quando possibile, venivano distribuite generose dosi di alcoolici al fine di "stordire" il soldato che sentiva così di meno la paura e più più pronto a slanci collettivi; uso simile è stato fatto delle droghe, largamente tollerate se non direttamente distribuite, per i soldati americani in Vietnam).
Con tutto questo non voglio dire che la questione sciamanica, in archeologia, sia da guardarsi con sospetto, anzi, personalmente trovo plausibilissimo una larga diffusione dello sciamanismo tra i cacciatori raccoglitori mesolitici. Più in generale, però, mi sembra che un po' di cautela non guasta.
Un'ultima cosa. Eliade, Guenon, De Santillana e altri personaggi simili, sono sicuramente figure importanti per lo studio delle religioni; sono però, a mio parere, da prendere un po' con le molle perché, al di là delle questioni politiche, erano tutti personaggi intrisi di esoterismo. Intendo che, in misura e modo diverso, credevano tutti nell'esistenza ed efficacia di fenomeni magici, dell'alchimia e di altre pratiche contrarie all'esperienza scientifica, modernamente intesa.
Credere che vi sia un effettivo contatto tra lo sciamano ed un ipotetico mondo spirituale, per fare un esempio, può portare a travisare alcune pratiche e simbologie, collegandole in modo abbastanza arbitrario con pratiche e simbologia apparentemente analoghe proprie di ambiti diversi come, ad esempio, l'alchimia. In questo modo gli appassionati di esoterismo tendono a fare un grande e confuso calderone. Forse questo non è il caso di Eliade, però, di certo, il suo modus operandi era lontano anni luce da studiosi come Lewis e Williams che con l'ipotesi neuropsicologica mi sembrano rientrare in un ambito prettamente scientifico, tipico delle moderne neuro-scienze.
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