Quote:
"Mentre la psicanalisi ricerca il "significato dei simboli", Zolla ritiene che essi "non significano", perché non sono significati ma "forze". I simboli "agiscono". Per coglierne la natura bisogna passare dalla "cogitazione"esterna (essoterica), all'esoterico."
Mi semba evidente che parlando di simboli, miti, religioni ecc. un atteggiamento come quello sopra esemplificato abbia il suo peso, specie se, in luogo di filosofia o storia delle religioni, parliamo di archeologia, che (forse più nel mondo anglosassone che in Italia) vuole avere l'etichetta di Scienza e che deve quindi sottostare alle regole del metodo scientifico.
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mi piacerebbe ,caro Marco, che ti spiegassi meglio; poichè su certi argomenti le posizioni che rispettivamente ci impegnamo a sostenere sono spesso opposte, trovo la discussione più stimolante. Io non ho letto alcuna opera dell'autore di cui parli, ma comprendo perfettamente il punto di vista espresso nella frase che citi. Infatti, la caratteristica del simbolo è di non essere univoco ma polisemantico, poichè il simbolismo stesso è fondato sulle corrispondenze esistenti o stabilite tra diversi aspetti della realtà. Uno stesso simbolo può significare una cosa e l'esatto contrario, per il meccanismo di inversione secondo il quale "ciò che è in alto è come ciò che è in basso e ciò che in basso sale arricchendosi di ciò che è in alto e ciò che è in alto scende arriccehndosi di ciò che è in basso per formare la cosa una". Per fare un esempio a tutti presente si pensi al numero 666 che è il numero del Cristo dell' Apolisse ma anche di Satana.
Per cui ciò che definisce l'esatto significato del simbolo è il contesto. Esso tuttavia "agisce", in quanto archetipo immagine e rappresentazione poichè per sua natura comunica direttamente con l'inconscio e con strutture mentali che non passano attraverso il linguaggio, percepibili in modi differenti.
Che dunque il simbolo sia una "forza" e "agisca" indipendententemente è da tenere presente e considerare anche nell'analisi dei reperti archeologici da due punti di vista. Uno è l'uso stesso che gli antichi fecero dei simboli in vari ambiti, soprattutto in quello religioso e in quello politico(un bel libro in proposito ad esempio è quello dello Zanker: "Augusto e il potere delle immagini" ) ; l'altro è il considerare gli stessi reperti come "simboli" delle civiltà che li produssero; infatti a partire da essi cerchiamo di ricostruire tutto un modo di vita e di pensiero,ambienti culturali differrenti ecc; inoltre ovviamente le nostre interpretazioni degli stessi reperti variano a seconda delle epoche e dei contesti culturali odierni .
Anche oggi i simboli vengono usati in modo che "agiscano " a livello subliminale, ad esempio - ed è l'esempio più banale, nelle pubblicità.
Mi viene in mente parlando di simboli, sciamanesimo in generale e pubblicità che proprio ultimamente ho notato un forte ritrorno del simbolismo dell'uomo a testa di animale; mi è capitato personalmente di vederlo in diversi contesti e occasioni: pubblicità di sfide calcistiche sponsorizzate da una famosa birra( qui semplicemente gli uomini calciatori hanno la testa dell'animale che rappresenta la loro squadra tipo zebra per la juve asino per il napoli ecc); scenografia di concerti(Vinicio Capossela), opere d'arte e "performance" artistiche(Ominiotauro di Domenico Borrelli), e -addirittura manichini delle vetrine di un negozio di abbigliamento( un negozio di Cagliari con manichini dalla testa di volpe,di lupo, di uccello... era un famoso stilista però non ricordo quale)........che ne pensate?
Milena