La Bibbia NON è un documento storico
Se vogliamo discutere a un certo livello culturale non dobbiamo dimenticare un indispensabile spirito critico e chiarire che la Bibbia non è un documento storico, ma solo un testo come tanti altri.
Del resto neppure i Vangeli sono documenti storici, tanto più che Luca Marco Giovanni Matteo sono solo dei NOMI, non autori storicamente identificati.
(Metto qui questo topic perchè non so dove metterlo)
La Bibbia (ta bibla= i libri) è un testo politico, o meglio un insieme di testi, come tanti altri, scritto in un determinato periodo da una precisa parte politica in vista di scopi di potere ben precisi. Ha una parte storica, di parte ma attendibile, quella del periodo in cui è stata scritta, e una parte di "ricostruzione storica" del passato poco attendibile ad usum della classe dirigente che l'ha scritta o commissionata.
Incominciamo con lo stabilire chi erano in origine gli ebrei. Gli ebrei non sono la popolazione originaria della zona. Lì c'erano i caananei (che poi i greci chiameranno fenici), poi ci arrivarono i filistei, dall'isola di Creta, ma presumibilmente provenienti dall'Anatolia. I Filistei, portatori di una nuova tecnologi del ferr si insediarono nelle città della costa, poi, DOPO, ci arrivarono gli ebrei, popolazione povera e piuttosto rozza, che si insediarono nelle zone rurali.
Yave era un dio tribale come tutti gli altri e ci sono epigrafi a documentarlo. In origine "dio unico" voleva dire dio senza paredra (=commensale, cioè di pari rango), ma Yavè è attestato nelle epigrafi insiene ad Ashera ed Anat.
Gli ebrei facevano parte delle genti semitiche, differenziazione che è linguistica, non razziale. Genti semitiche sono presenti nella Mesopotamia antica già al tempo dell’arrivo dei Sumeri. A differenza dei sumeri sono nomadi o seminomadi. Possiamo farne una differenziazione solo linguistica. C’erano almeno due gruppi: un gruppo parlante accadico, con le sue varietà assira, a nord e babilonese, a sud, e un gruppo siriano. In Siria una lingua eblaitica è attestata ad Ebla, gruppi di siriani seminomadi parlavano l’amorreo, mentre a Ugarit si parlava ugaritico. Altri gruppi seminomadi sempre siriani parlavano aramaico, che è la lingua che, dopo la loro conquista da parte degli Assiri, diventerà la lingua internazionale dell’Impero Assiro e poi dell’Impero Persiano, una specie d’inglese d’oggi
Nella zona cananaica, cioè nella zona costiera e nel suo immediato entroterra, dalla Siria meridionale al Libano alla Palestina si parlava il cananaico. E ora spieghiamo chi erano i Cananei. Cananei chiamavano se stessi e venivano chiamati, genericamente, tutti, proprio tutti, gli abitanti di questa zona, cioè Siria meridionale, Libano, Palestina, che non sono in origine popolazioni omogenee, ma provengono, nei tempi, da tutte le parti. Queste genti hanno tutte la stessa cultura e finiscono per parlare la stessa lingua, il cananaico. I greci il cananaico lo chiamavano fenicio e chiamavano fenici tutti i cananei, compresi quelli che stavano in Palestina. ma già gli egiziani li chiamavano fenukki. Il fenicio e il cananaico sono preticamente la stessa cosa. L’ebraico è solo una varietà di fenicio meridionale, estremamente simile al fenicio, per cui anche ebraico e fenicio sono quasi la stessa lingua.
Questa regione siro-libano-palestinese è una zona da sempre in stretti rapporti con l’Egitto, tanto che il professor Garbini dice che l’alfabeto fenicio sarebbe nato in ambito culturale egiziano.
Le documentazioni sugli ebrei di epoca antica sono pochissime, non erano affato una popolazione importante.
All’epoca di cui stiamo parlando i due ambiti culturali importanti erano la Babilonia e l’Egitto. Il Libano e la zona siro-palestinese erano le regioni intermedie tra questi due Imperi, vasi di coccio tra vasi di ferro, in rapporti politico economici con entrambi gli imperi da sempre, cioè più o meno dominate e sfruttate, e soprattutto barcamenantesi tra essi. Questa zona era stata sotto il dominio egiziano, ma con il crollo dell’impero egiziano del XII secolo queste regioni siro-libano-palestinesi si trovano libere dall’egemonia straniera. Ci arrivarono i Filistei, Pelešet, portatori di una nuova tecnologia del ferro, quasi sicuramente venuti da Creta, in cui erano giunti dall’Anatolia, e cercarono di stabilire la loro egemonia sulle città cananee nelle zone delle coste e delle vallate, mentre nelle zone più interne gruppi di origine tribale e pastorale con una cultura della prima età del ferro, cioè più arcaica, con disboscamenti, terrazzamenti e sfruttamenti idrici svilupparono villaggi e cittadine fortificate e si sedentarizzano. A questi si aggiunsero gli habiru, habiru è una parola assira che significa rifugiati, ma qui dobbiamo fermarci e chiarire bene. Il termine habiru, in Mesopotamia e in Egitto, indica quei fuorusciti, quegli scacciati dalla tribù, esiliati dal territorio tribale e accompagnati oltre il confine fluviale, senza diritto di ritorno, che riuscivano - entrare in territorio tribale altrui senza lasciapassare vuol dire essere uccisi - a rifugiarsi nella corte del re, nel dalam dello sceicco, del sultano, nel santuario del dio con diritto di asilo e che diventavano schiavi del re, o dello sceicco, del sultano o del santuario, letteralmente schiavi del dio. Venivano chiamati anche figli della città.
Era un sistema brevettato, abbastanza universale. Questi fuorusciti erano stati espulsi dai villaggi dei clan per i più svariati motivi: omicidi, debiti, oppure anche infrazioni inventate apposta per espellere un po' di gente, soprattutto del genere che sarebbe servito al santuario, al re e così via, era un sistema per fabbricare manodopera schiavistica, attraverso le città-santuario-rifugio, le città bianche o città d’asilo in cui veniva dato asilo a questi fuggiaschi con un rito di affiliazione formale, fittizia e in cambio di una schiavitù a vita, anche per i discendenti.
Quello delle Città bianche era un sistema di popolamento, erano diverse dalle città claniche e dalle città rosse, le città di guerra, fortificate. Gli habiru erano dei detribalizzati: cioè avevano perso il nome e la protezione della loro tribù, e avevano ricevuto protezione da queste istituzioni che li accoglievano, e assumevano dei nomi caratteristici, anche dei nomi di clan caratteristici. Ricevevano protezione, nel senso che non potevano essere estradati, né raggiunti dalla vendetta di sangue, ma diventavano schiavi per sempre, loro e i loro discendenti e potevano sposare solo persone della stessa condizione. Dovevano vivere in villaggi e città a loro riservati senza contatti con la popolazione tribale. Potevano anche essere deportati nei territori conquistati per costituire delle colonie che dovevano però restare isolate in mezzo alle popolazioni locali. Venivano usati come quinte colonne, come enclaves poste tra popolazione malfidate, malfidate dal punto di vista degli imperi, ovviamente. In genere costituivano una specie di guardia speciale o un corpo speciale di dipendenti, quasi sempre utilizzati per rastrellare tributi dai villaggi. Ma non solo, schiavi regi erano anche gli artisti di corte, i contabili di corte e del tempio, che era la banca della dinastia clanica, insomma costituivano categorie di dipendenti regi non liberi anche molto diverse tra loro.
Allora, ai pastori sedentarizzati si aggiunsero genti di quella categoria sociale costituita dal personale, a status giuridico di semischiavitù, dei palazzi e dei templi, che la crisi di questi lasciava libera. Anzi, probabilmente furono le componenti meno istruite di questo personale, quelle che venivano impiegate in ruoli di polizia, di esazione tributi ad aggregarsi alle tribù dei villaggi, perché gli specializzati, gli ummanu in assirobabilonese, essendo preziosi e poco sostituibili, vengono sempre reimpiegati anche dopo i cambiamenti di regime. E’ probabile che habiru e gruppi di pastori seminomadi siriani arrivassero insieme dalla Siria, da una Ur di Siria, perché Ur della Mesopotamia era troppo lontana, è inverosimile.
Poiché il sistema è universale gli ebrei appunto non costituiscono una popolazione ma piuttosto una categoria sociale di schiavi o meglio di semischiavi, vincolati a determinati obblighi e fruenti di determinati privilegi, tra l’altro quello di potersi sposare e avere figli, che in genere era interdetto agli schiavi, nei tempi più antichi. Anzi, proprio perché non potessero avere prole, negli stadi più arcaici, ma non dappertutto, gli schiavi venivano castrati, e diventavano eunuchi, spesso solo castrati gli schiavi bianchi e anche evirati quelli negri. Per questa ragione gli ebrei si assomigliano tra loro, ma con una grande variabilità di tipologie, pur essendo una categoria e non una popolazione, intanto il bacino di provenienza degli individui che affluivano al santuario o al palazzo era soprattutto quello territorialmente limitrofo, e poi i costituenti questi gruppi dovevano sposarsi tra di loro.
La Bibbia: Nel XII secolo dunque non c’è più un potere centrale unificante. Si formano una serie di piccoli regni, città-stato, governati da re. Con il regno di Davide la situazione evolve nella monarchia istituzionale. Con che si ritorna allo Stato territoriale, che ora abbraccia tutta la Palestina, prima frammentata, e in cui ora prevale l’elemento israelita su tutte le altre componenti etnico-politiche. Questo Stato si estenderà, con una politica di espansione militare. Ai due regni di Giuda e di Israele si aggiungono la città-Stato di Gerusalemme, elevata a capitale ed altri territori. Anche se la tradizione sopravvaluta l’estensione del regno di Davide questo risulta, nella regione siro-palestinese del X sec, in una posizione di preminenza. Si ricrea una situazione in cui il Palazzo costituisce il nucleo dello Stato mentre il resto della popolazione, spinto ai margini della vita politica, è solo fonte di tasse, di contribuzioni e di lavoro. La situazione si accentua con il successivo regno di Salomone. Nella capitale si costruisce un palazzo reale e un annesso piccolo tempio di Yahwe, con dei sacerdoti che sono dei dipendenti regi. Questo rappresenta il culto ufficiale e la divinità dinastica, in contemporaneità ma non in opposizione con altri centri e con altri culti presenti nel paese. Cioè era il dio principale del paese, essendo il dio dinastico, ma non era l’unico dio.
Il regno viene diviso in 12 distretti fiscali, artificiosi dal punto di vista etnico e storico, imponendo a tutti un sistema di sottomissione a cui i cittadini erano già abituati, ma a cui i gruppi tribali si ribelleranno. Successivamente i due regni base originari di Giuda e di Israele, si dividono di nuovo, e il regno di Giuda, raccolto intorno alla capitale, rimane fedele alla dinastia di David. Gerusalemme mantiene un grande prestigio politico e religioso, ma in realtà Giuda è uno stato di secondaria importanza, economicamente povero. Il regno di Israele, più grande e importante, è lo stato egemone della Palestina. Al ritorno del frazionamento politico, Giuda, Israele, le 5 città filistee, Ammoniti, Moab, Edom, ognuno con le sue divinità nazionali, corrisponde però una sostanziale omogeneizzazione culturale e linguistica.
Questo periodo finisce con la conquista assira, dal 750 aC, e con l’impoverimento dovuto ai tributi e alle devastazioni assire, lo spopolamento causato dalle deportazioni e la deculturazione che ne seguì. Al crollo dell’impero Assiro subentra la conquista dei Babilonesi che arrivano ad occupare Gerusalemme, distruggono il tempio, smantellano le mura e deportano a Babilonia la classe dirigente, costituita da poca gente. Questa non viene fusa con le popolazioni locali come facevano gli Assiri, ma viene mantenuta coesa, con la propria identità e col proprio re. Io poi ho idea che i babilonesi se la lavorino. Nel successivo vuoto politico e demografico che si crea in Palestina si hanno ulteriori spostamenti di popolazioni. La Palestina si riempie di una popolazione mista, povera e culturalmente dequalificata. Le élites dirigenti esiliate a Babilonia consideravano se stesse, e non i poveri rimasti o confluiti in Palestina, come i veri eredi della cultura nazionale e la Palestina e Gerusalemme come loro esclusiva appartenenza. Quando riuscirono a tornare, ma non tornarono tutti inventarono, a giustificazione delle loro pretese territoriali e politiche, un quadro di riferimento riferito al XIII e XII secolo che è assolutamente inventato. Cioè, per giustificare quei riti e quelle strutture genealogiche che dovrebbero regolare i rapporti politici intertribali, con una delimitazione artificiale che relega altri gruppi in collocazioni inferiori si riscrive la storia antica reinventandola. I relativi racconti vengono redatti nel VI secolo, in epoca molto posteriore a quella degli avvenimenti narrati che sarebbe il XII secolo, sono basati su dati indiretti e incerti, e sono deformati dagli scopi politici precisi, e di quel momento politico, dei circoli di potere che li hanno redatti. Uno di questi scopi è quello di sostenere le pretese territoriali dei reduci dall’esilio babilonese sui gruppi che erano rimasti in Palestina. Un elemento anacronistico è la proiezione indietro nel tempo di una situazione religiosa che è del VII, VI sec. aC e che si è determinata progressivamente nel tempo: lo yahwismo come religione monoteistica e gli israeliti presentati come un gruppo che entra nella Palestina già perfettamente strutturato.
Yahwe era un dio già attestato nella regione, - di tipologia nomadico-pastorale più che agraria. In origine non dei più importanti, e non era neppure la divinità poliade di Gerusalemme. Era inserito in un contesto politeistico, perché compare con una divinità femminile per paredra, sia Anat che Ashera, com’è epigraficamente attestato. Nel corso del periodo monarchico si assiste ad una crescita del prestigio di Yahwe, ad una assimilazione di altre divinità, soprattutto pastorali come El, ‘Elyion, a una subordinazione o demonizzazione di altre ancora, specie della coppia Baal-Astarte che era il perno delle economie agrarie.
Il patto tra Yahwe e il suo popolo riecheggia i patti di vassallaggio del periodo del Tardo Bronzo tra Grande Re e piccolo Re, col dio Yahwe al posto del grande Re e il popolo al posto del piccolo Re, e con le modifiche imposte dall’epoca e dalla situazione diversa. Col dio, inconoscibile, al posto del Faraone o del Re assiro nella realtà si consolida ulteriormente quello stato di semischiavitù di questo popolo con l’aggravante che, in questo modo, questi non sapevano neanche a chi in realtà erano asserviti, anche se quelli che abitavano al di fuori di templi e palazzi, si trovano in condizioni di maggiore autonomia quotidiana. Insomma invece di essere soggetti ai regolamenti dei templi e dei palazzi come dipendenti asserviti, tutti costoro vengono vincolati dalla Legge religiosa, presentata anzi come un privilegio esclusivo. E’ quello che succederà più tardi ai cristiani: gli schiavi riscattati, ricomperati, redempti, salvati perciò dalla schiavitù, dovevano ringraziare il cielo di diventare soltanto degli affrancati semischiavi nelle comunità di eguali soggette all’imprenditore, redemptor, che ne aveva la gestione e li affittava oppure li impiegava negli appalti di grandi opere pubbliche commissionate da re, santuari, principi. Inoltre, il tentativo di restaurazione dell’identità politica nazionale che era stato fatto dei re di Giuda Ezechia e Giosia di contro all’aggressione assira porta alla concentrazione del culto nel tempio di Gerusalemme, alla persecuzione degli altri culti e dei sacerdoti non yahwistici, con una operazione simile a quella fatta da dal faraone Akhenaton. Nel tempio si rinverrà “ per caso “ un antico manoscritto che contiene il testo della legge del dio Yahwe a cui tutti ora dovranno obbedire. Questa struttura politica che áncora alla legge divina, e non più solo all’obbedienza dinastica, l’identità politica ebraica verrà mantenuta negli esuli dalla politica babilonese.
Quando la politica del subentrato Impero persiano consentirà, dopo pochi decenni, pochi, il ritorno, graduale, degli esuli, o meglio di una parte di questi, in una Giudea abbastanza spopolata, permetterà anche la rifondazione del tempio, il secondo tempio, l’adozione della Legge religiosa come valida anche civilmente e la costituzione di un nucleo di autonomia nazionale. Soprattutto favorirà l’egemonia del gruppo dirigente reintrodotto. Non verrà più restaurata la monarchia, però, e il potere verrà concentrato nella classe sacerdotale che attuò una politica di razzismo, di squalifica e di persecuzione dei gruppi diversi che non si assoggettavano. Ah, la classe sacerdotale è costituita da clan sacerdotali ben determinati.
Insomma l’establishment persiano si era precostituita una validissima struttura d’appoggio per la sua politica imperiale. Struttura d’appoggio che poi verrà ereditata dagli imperi successivi.
Per tornare alla Bibbia, ta bibla, i libri, non so perché tradotto al singolare, questa è una raccolta di testi molto disparati e stratificati, infarciti di interventi testuali di ogni genere e con una distanza veramente notevole fra l’epoca degli episodi riferiti ed epoca della narrazione, ed è più utile per ricostruire l’epoca in cui sono stati scritti che l’epoca di cui raccontano. All’analisi si vede che la maggior parte dei testi è di epoca achemenide ed ellenistica, pochi sono del periodo dell’esilio babilonese. Tutti i testi però contengono, stratificati e riutilizzati, anche dati storici e materiali antichi, anche mesopotamici, come il racconto del diluvio, e altri, e iranici che è possibile in parte datare. Tra l’altro molti sono i nomi di divinità mesopotamiche: Istar che diventa Ester, Marduk che diventa Mardocheo. Per il “periodo delle origini” è più attendibile la documentazione archeologica ed epigrafica di quella testuale. Invece per l’età monarchica anche se c’è un’idealizzazione e una sopravvalutazione del Regno di David, gli avvenimenti grosso modo corrispondono a quelli delle altre fonti.
Le diverse redazioni storiografiche della bibbia possono andare dal VI sec al IV sec. aC. Un secondo blocco testuale è quello delle profezie. Le profezie erano messaggi politici del tipo parlami nuora che suocera intende, erano un modo di comunicare, a chi doveva capirli, messaggi politici che non potevano venire espressi in chiaro, come per esempio i contrasti interni tra il partito filobabilonese e quello filoegiziano, oggi potrebbero essere quello filoamericano e quello antiamericano, o cose del genere.
Un po' di bibliografia:
Mario Liverani "Oltre la Bibbia-Storia antica di Israele", edizioni Laterza 2003
Giovanni Garbini "I Filistei" Rusconi
"Storia e ideologia nell’Israele antico" Paideia
"I Fenici" Napoli 1980
Inoltre:
A. Giardina M. Liverani B. Scarcia "La Palestina" Ed. Riuniti
M. Liverani "Antico Oriente. Storia Società Economia" Laterza
Poi Paolo Xella, Giovanni Pettinato, etc etc
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