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Vecchio 12-March-2007
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Simone82 Visualizza Messaggio
Come tanti altri no, visto il suo status di unicum della letteratura israelitica antica... Poi, personalmente non sono molto d'accordo su espressioni quali "certo livello culturale" e "indispensabile spirito critico", ma questo riguarda la mia formazione scientifica...

Su questo ovviamente si potrebbe avere da obiettare, ma giustamente va sottolineata la differenza tra "documento storico" e "storicità del documento", sulla quale oggi non c'è più alcun dubbio, ovviamente da parte degli studiosi seri...

Per correttezza si dovrebbe dire un testo politico-religioso, o il contrario a seconda dei punti di vista. Privilegiarne soltanto uno, dal "mio" punto di vista, è errato...

Molto interessante il tuo resoconto, un ottimo riassunto. Ovviamente, come già dice il prof. Liverani nell'introduzione del suo libro (il primo citato in bibliografia), esistono ancora le dovute differenze tra progressisti e tradizionalisti. Secondo me, la lotta tra chi è più intelligente o più "critico" non serve assolutamente a nulla, è perfettamente inutile, e ricorda tanto le lotte per le merendine all'asilo.
Io, personalmente, affiancherei sempre allo studio storico della Bibbia un buon libro di teologia. Questo per il semplice motivo che la Bibbia non è soltanto un testo politico, e soprattutto perché non si può comprendere l'ideologia di un popolo soltanto dicendo che il patto tra Yahwe e Israele riecheggia i patti tipo vassallo tra Faraone e sottoposti: bisogna risalire ancora più indietro e andare ancora più in profondità a capire perché, ed è evidente che non si può fare se ci fermiano al mero dato politico.
Per altro, la redazione di VI secolo a.C., quella che gli studiosi considerano la definitiva, è appunto una... redazione/revisione. Il che vuol dire che esistevano documenti e tradizioni molto più antiche che possono risalire fino a 3-4 secoli prima. Sebbene oggi vi siano talune correnti revisioniste in tal senso, mi sembra un dato oramai assolutamente acquisito che vi siano più tradizioni nella Bibbia (basta leggere l'Esodo ed è del tutto evidente), tradizioni che ovviamente hanno un tempo e un luogo di origine.
Per non parlare poi del problema messianico nell'Antico Testamento, di cui si potrebbe parlare per giorni e giorni.

Un nome che consiglio da parte mia è quello di Gianluigi Boschi, poi ovviamente il Grande Lessico dell'Antico Testamento, opera in tedesco che proprio in questi anni sta venendo tradotta in italiano dalla Paideia. Molto interessanti anche le opere di Massimo Baldacci, anche se alcuni dei temi da lui trattati sono più approfonditi in altre pubblicazioni più specialistiche.
La Bibbia non è un unicum, è semplicemente stato fatto passare come tale. Preceduta da millenni di testi. Politico-religioso non vuol dire nulla, tutti i testi definiti come religiosi sono politici. Tutti i testi religiosi mesopotamici sono testi politici, questo era l'unico fine per cui li scrivevano, o li commissionavano.
Non puoi usare, per definire, dei termini a loro volta non definiti.
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