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Vecchio 21-March-2007
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Predefinito Astrologia e "culture marginali"

Alle superiori ho studiato fisica e chimica, elettronica, statistica e calcolo delle probabilità, e via discorrendo. Tuttavia tali conoscenze sono totalmente insufficienti per potermi permettere di giudicare l’aspetto tecnico di certe affermazioni che seguiranno. Mi limito a fare qualcosa che è molto più congeniale alla mia formazione successiva. Prendere atto innanzi tutto dell’esistenza di pezzi di realtà sociale, culturale, in questo caso anche all’interno del mondo scientifico (ovviamente per poi cercare di valutarle criticamente, di valutarne portata, significati, bontà delle tesi sostenute – e con meno pregiudizi possibili). Mi limito per esempio a prendere atto del fatto che non tutto ciò che riguarda ed è stato pubblicato a proposito dell’astrologia o dell’omeopatia è allo stesso livello (c’è chi storcerà il naso vedendole associate, ma il senso spero sarà più chiaro in seguito. C’è del resto chi le liquida come ciarlataneria entrambe) . E non tutto, per esempio per quel che riguarda l’astrologia, si ferma ad una ricostruzione storico-culturale. Tempo fa uscì per Marsilio Scritto negli astri. L’astrologia nella cultura occidentale, della Pompeo Falacorvi. Più recentemente (2006) Giorgio Galli, Stelle rosse. Astrologia neo-illuminista a uso della sinistra. È prevalentemente questo testo che terrò presente nel riportare alcuni esempi che ritengo utili. Che si sia di sinistra oppure no è del tutto ininfluente per i nostri scopi. Il testo contiene infatti una miniera di informazioni che a mio avviso possono essere utili alla nostra discussione (Per chi non lo conoscesse Giorgio Galli ha insegnato storia delle dottrine politiche. Ha in qualche modo contribuito alla "nascita istituzionale" della sociologia e delle scienze politiche in Italia. Di formazione “illuministica”, socialista - in senso ottocentesco direi - indipendente ed eterodosso, si è interessato tra le altre cose dei rapporti tra esoterismo e potere politico. Più recentemente ha allargato il campo di indagine ai rapporti tra cultura “dominante” e culture “marginali”, dalla caccia alle streghe alla new age).

Premettendo che solitamente io gli oroscopi neanche li leggo, ma che chissà, magari ho sbagliato fino ad ora, riporterò almeno tre stralci (citati a loro volta nel libro di Galli) che nello specifico riguardano l’astrologia ma che in linea generale toccano problematiche più ampie (lo stesso libro di Galli va in realtà ben oltre l’astrologia in sé e per sé) e si possono inscrivere in un dibattito almeno decennale (e millenario), al fine di far venire fuori alcuni aspetti utili, secondo me, alla discussione che abbiamo già cominciato (e al di là di quanto poi possa esser d’accordo o meno con ogni singola argomentazione e con ogni suo aspetto o, anche, conseguenza ed estremizzazione, teoriche o pratiche, poi successivamente verificatesi).

Il primo riguarda il già citato Paolo Rossi. Lo riporto per completezza e perché può essere indicativo delle varietà di posizioni possibili. In questo caso si può contribuire a smascherare luoghi comuni sulla scienza come “Leonardo scienziato moderno”, o “Newton scienziato moderno”, e via discorrendo, mettendo in rilievo certe relazioni tra scienza, religione e magia, senza diventare per questo detrattori della scienza e anzi difendendola (a mio modo di vedere anche un po’ troppo semplicisticamente, forse, almeno in questo caso) proprio dai “rigurgiti” contemporanei del “magico”.
L’articolo è comparso su “il sole 24 ore” di qualche anno fa (e ripreso da Galli da cui cito), in risposta “ai lettori fautori dell’astrologia che contestano che ‘la tradizione magico-ermetica che sopravvive nelle mode dell’occultismo e dell’astrologia sia il veicolo di diffusione di simpatie verso un mondo senza scienza e senza pensiero razionale’”. Rossi scive: “Il sapere non è monotono quando cresce e cresce velocemente. Ci sono state recenti ‘scoperte’ astrologiche? C’è progresso nell’interno del sapere astrologico? Ci sono stati mutamenti, rivoluzioni? La scelta tra magia e scienza effettuata agli inizi dell’età moderna è stata complicata e difficile. Come amava ripetere Erensto De Martino [un’altra figura che potrebbe essere utile alla nostra discussione…], questo tipo di scelta non è mai definitivo: il magico emerge continuamente all’interno della nostra civiltà. Oggi ci sono astrologi che si atteggiano a cultori di statistica e del calcolo delle probabilità. Ma dall’epoca dei primi collegamenti tra il tema natale e le caratteristiche fisiologiche è passato quasi mezzo secolo. Su quelle ricerche non si è mai stabilito un rapporto sufficiente a dar loro la qualifica di affermazioni vere. Debbo pensare che siano stati raggiunti risultati evidenti e che essi siano stati tenuti nascosti a causa di una qualche congiura antiastrologica? Fra gli adulti e i bambini c’è questa differenza: gli adulti non credono alla Befana, i bambini non ci credono e ‘contemporaneamente’ ci credono. Un lettore accetta con grande tranquillità che si viva credendo a favole e a miti pur sapendo che si tratta di favole e di miti. Questo mi sembra un punto di irrimediabile disaccordo. Nella società industriale avanzata, come non avevano previsto i filosofi, prosperano non solo le religioni tradizionali, ma le cosiddette nuove religioni e le più svariate forme di pensiero magico”.
Galli fa notare due cose. L’una è che “accade anche per molte ricerche scientifiche” che non si sia ancora “stabilito un accordo sufficiente a dar loro la qualifica di affermazioni vere”. L’altra è che una qualche evoluzione è ravvisabile anche nel pensiero astrologico, e indica, citando dal libro della Faracovi cui si accennava in precedenza: “l’astrologia come ricerca empirica di Heinrich von Klocher, la psicoastrologia di André Barbault, l’astrologia dialettica di Lisa Morpurgo, le connessioni tra astrologia e psicologia analitica operate in forme diverse da Louise e Bruno Huber e da Li zGreene, l’astrologia umanistica di Dane Rudhyar”.

Per ora mi fermo qui. Se avrete la bontà di attendere qualche giorno arriveranno anche gli altri due. Così magari se si va se ne può discutere.
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