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Simone82
. . . ritengo in ogni caso che a volte sia meglio "poco" fatto bene, che nulla. . .
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Beh, questo valeva ai tempi della carta stampata.
Oggi dovrebbe valere il principio che
fa più danno poco fatto male che nulla.
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Simone82
La scheda non manca assolutamente della trascrizione (se leggi bene, è il punto 12), che sarà oggetto di una lezione specifica, e sarà in linea con l'articolo di Pancera-Kramery, l'articolo che come saprai è universalmente riconosciuto come il punto base per i segni diacritici.
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Proprio il punto 12 mi sembra inquietante, perché presuppone scelte che non possono essere date per scontate. Le vecchie riflessioni che tu citi si riferiscono ad un mondo che ragionava ancora con la penna stilografica; ne è passata di acqua sotto i ponti e se quei principii rimangono validi (forse non proprio tutti però) non può essere lasciata all'improvvisazione (pena la sostanziale inutilità del lavoro che si sta facendo) tutta la nuova problematica legata a gestioni informatiche di lessici e di indici onomastici.
Cose che si possono fare o deliberatamente non fare, sviscerare o meno, ma non lasciare inponderate.
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Simone82
Dimenticavo di ripetere: la scheda è a fini pubblicativi, quindi NON scientifici. È stata pensata per la realizzazione di un catalogo di museo, quindi tenendo conto della destinazione al grande pubblico, . . .
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Non capisco la differenza. Lo spessore scientifico è il presupposto di una buona divulgazione (non che la destinazione al grande pubblico sia l'alibi per un lavoro approssimativo).
Nel caso specifico la gestione tanto in pubblicazione scientifica quanto in didascalia museale è differente fra un titulo funerario, una tavoletta militare o un marchio di fabbrica di
Instrumentum Domesticum
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Simone82
. . . per questo invito chiunque a segnalarmi eventuali mancanze o temi di approfondimento, per i quali vedrò di attrezzarmi e sui quali in ogni caso spero che qualcuno più addentro al campo possa darmi una mano.
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Simone82
Prima di partire, è necessario metterci d'accordo sulla base comune che andremo ad utilizzare/analizzare.
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Infatti mi dichiaro non d'accordo.
Non mi pare che il modello di scheda proposto sia soddisfacente.
Premettere che lo "testeremo" (mi si passi l'espressione) con una iscrizione latina su marmo mi pare solo un sistema per eludere il problema che sta alla base (introducendo tra l'altro una categoria epigrafica che mi lascia un po' perplesso): e cioè che è lasciato aperto un equivoco metodologico su ciò di cui ci si vuoe occupare:
tituli romani o epigrafi latine?