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Vecchio 16-April-2007
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Parentesi, in ripresa di una importante osservazione che prima mi era sfuggita:

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. . . la schedatura è solo un mezzo, finalizzato all'interpretazione dei dati. Il dato rimane l'iscrizione, la schedatura rappresente, invece, un mero strumento per interpretare le fonti. Per quanto spesso gli storici e gli archeologi parlino di criteri scientifici di analisi, la nostra è sempre una disciplina umanistica.
Giusto. Giusto.
La formulazione di schede, di indici e di lessici non sostituisce i dati.
E non deve essere fine a se stessa, ma dovrebbe avere ben chiara e dichiarata la propria finalità.
La prospettiva corretta -per schede, indici e lessici- a mio avviso dovrebbe essere figlia (ma con nuovi strumenti tecnici e con una più matura e più profonda conoscenza dell'argomento) dell'impostazione della materia come fu data nella prima metà del XIX secolo, cioè partire ed essere costantemente collegata ad un ben saldo criterio di classificazione del messaggio epigrafico (sto pensando a tituli, acta, instrumentum etc. etc., non esclusi eventuali ripensamenti metodologici -ma per davvero, non buttati là per velleità individuale- su queste tradizionali ripartizioni).
Sono proprio le potenzialità dei moderni strumenti di gestione dei dati che impongono particolare rigore in questo.

Lo scopo principale dovrebbe essere di disporre della possibilità di accesso sistematico non solo ad un gran numero di singoli documenti epigrafici, suscettibili di indagine storico-filologica uno per uno, ma della possibilità di estrarre informazioni o elementi di interpretazione, o di integrazione o di lettura, trasversalmente a documenti epigrafici differenti tenendone però contemporaneamente sotto saldo controllo la congruità di contesto storico-geografico e di categoria funzionale.
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